Il restauro del complesso di Sant’Agostino a Pietrasanta non è soltanto la conclusione di un intervento conservativo. È, più correttamente, un atto di restituzione: restituzione di un monumento alla comunità, ma anche di nuove informazioni alla storia materiale della città.
Il 27 giugno 2026 il complesso restaurato è stato ufficialmente riconsegnato a Pietrasanta, al termine di un percorso di riqualificazione e valorizzazione avviato nel 2020 e sostenuto dalla Fondazione Paolo e Giuliana Clerici, con un investimento complessivo superiore ai 900 mila euro. Il progetto ha avuto una prima tappa significativa nel maggio 2023 con il recupero della Sala dell’Annunziata, tornata a essere spazio culturale ed espositivo, e si è completato con il restauro della facciata marmorea della chiesa di Sant’Agostino.


Un complesso tra storia religiosa, vita civile e identità urbana
Sant’Agostino è uno dei luoghi più rappresentativi di Pietrasanta. La chiesa, originariamente nota come Santissima Annunziata, nasce nel corso del Trecento nell’ambito della presenza agostiniana in città; l’ex convento, invece, appartiene alla fase cinquecentesca del complesso. Nel tempo, questo insieme architettonico ha assunto un ruolo non soltanto religioso, ma anche civile, sociale e culturale.
La posizione urbana è determinante. Sant’Agostino si colloca nel cuore monumentale di Pietrasanta, in relazione diretta con la piazza principale e con gli altri edifici storici che definiscono l’immagine della città. Non è un monumento isolato, ma una vera quinta urbana: la sua facciata marmorea chiude e qualifica lo spazio pubblico, partecipando alla costruzione visiva e simbolica del centro storico.
La facciata, elevata su una scalinata in marmo, presenta tre grandi archi ciechi e un apparato decorativo tardogotico che testimonia il legame profondo tra Pietrasanta e la cultura del marmo. Visit Tuscany ricorda come la chiesa sia considerata uno dei principali edifici gotici del territorio, pur avendo subito modifiche e adattamenti successivi, tra cui interventi cinquecenteschi sulle aperture.
Il restauro come cantiere di conoscenza
Uno degli aspetti più interessanti dell’intervento è che il restauro non si è limitato alla riparazione del degrado. Il cantiere è stato impostato come occasione di conoscenza, secondo un principio essenziale del restauro architettonico: intervenire significa prima di tutto comprendere.
Il piano di lavoro per la facciata, redatto da RED Studio per la Fondazione Clerici e autorizzato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio competente, è stato impostato sulle necessità conservative del bene e sull’acquisizione di nuove informazioni relative alla tecnica costruttiva. L’intervento ha riguardato il materiale lapideo — in particolare marmo bianco delle Apuane e calcare cavernoso — e le superfici intonacate. Le fasi previste comprendevano pulitura preliminare e disinfezione, stuccature e microstuccature, rimozione di integrazioni non compatibili, messa in sicurezza delle porzioni decoese e trattamento protettivo finale.
Questa sequenza operativa restituisce bene la natura dell’intervento: non un’azione aggressiva di “rinnovamento”, ma un processo calibrato di conservazione, selezione critica e protezione. La pulitura, in particolare, non può essere intesa come semplice cancellazione delle tracce del tempo. In un manufatto storico, pulire significa distinguere tra deposito dannoso, patina, alterazione, precedente manutenzione e materia originale. È qui che il restauro si allontana dalla manutenzione ordinaria e diventa disciplina critica.
La facciata come atlante dei marmi apuani
Le indagini condotte durante il cantiere hanno rivelato un dato di grande interesse: la facciata di Sant’Agostino conserva una notevole varietà di materiali lapidei provenienti dalle Alpi Apuane, alcune tipologie anche rare. Per questo il prospetto è stato definito un vero “atlante dei marmi delle Apuane”.
Questa definizione è particolarmente efficace, perché sposta l’attenzione dalla facciata come sola immagine architettonica alla facciata come documento materiale. Le pietre non sono soltanto rivestimento: sono tracce di cave, maestranze, economie locali, reti commerciali, scelte costruttive e trasformazioni storiche.
Nel caso di Pietrasanta, questo valore è ancora più evidente. La città ha costruito nel tempo una parte fondamentale della propria identità sul rapporto con il marmo, la scultura e l’artigianato artistico. Il restauro di Sant’Agostino mostra dunque come la conservazione di un prospetto storico possa diventare anche una forma di lettura del territorio: le superfici lapidee raccontano non solo l’edificio, ma il sistema culturale e produttivo che lo ha generato.
Reimpieghi, cronologie e nuove ipotesi attributive
Durante i lavori sono stati individuati anche frammenti di antiche lastre tombali medievali reimpiegate nella costruzione della facciata. È un dato tutt’altro che secondario. Il reimpiego, infatti, non va letto soltanto come pratica economica o tecnica, ma come fenomeno stratigrafico e culturale: il monumento incorpora frammenti di altre memorie, trasformandoli in parte della propria architettura.
Le indagini hanno inoltre contribuito a ridefinire alcuni aspetti della cronologia del complesso, rafforzando l’ipotesi di attribuzione della parte inferiore del prospetto alla bottega del maestro pisano Giovanni di Gante.
È proprio in questi passaggi che il restauro manifesta il suo valore più alto: non semplicemente conservare ciò che già sappiamo, ma creare le condizioni per sapere di più. Ogni cantiere ben condotto può diventare un laboratorio interdisciplinare, in cui restauratori, architetti, storici dell’arte, geologi, archeometri e ingegneri concorrono alla lettura del manufatto.
La Sala dell’Annunziata: conservazione e nuova fruizione
Il percorso di recupero del complesso non si è concentrato esclusivamente sulla facciata. Una tappa fondamentale è stata la Sala dell’Annunziata, inaugurata nel maggio 2023 dopo un intervento di valorizzazione e restauro sostenuto da Coeclerici e dalla Fondazione Paolo e Giuliana Clerici. La sala, in origine refettorio del convento, si trova al piano terra, tra il chiostro e il loggiato sud, ed è oggi parte del sistema culturale del complesso.
L’intervento ha riguardato il restauro degli affreschi degli inizi del XVII secolo, il miglioramento degli impianti di climatizzazione e illuminazione, l’inserimento di tecnologia LED, il rinnovo degli arredi e il potenziamento della fruibilità dello spazio.
Questo punto merita attenzione. In molti interventi sul patrimonio storico, il tema più delicato è il rapporto tra conservazione e uso contemporaneo. Un edificio restaurato ma privo di funzione rischia di diventare un guscio fragile; al contrario, un uso eccessivo o tecnicamente invasivo può compromettere l’autenticità materiale del bene. Il caso della Sala dell’Annunziata mostra una direzione equilibrata: aggiornare le prestazioni dello spazio senza cancellarne la natura storica.
Il chiostro, le lunette e il tema della conservazione programmata
Il complesso di Sant’Agostino comprende anche il chiostro, caratterizzato da corridoi porticati, colonne marmoree e lunette affrescate con episodi della vita di Sant’Agostino. La scheda Art Bonus segnala la presenza di ventotto lunette affrescate nel chiostro, attribuite al pittore senese Astolfo Petrazzi, con problemi conservativi legati a scialbi, distacchi, lacune, cadute della pellicola pittorica e degrado degli intonaci.
Questi dati aprono un tema decisivo: il restauro di un complesso monumentale non può esaurirsi in un singolo intervento concluso una volta per tutte. Deve trasformarsi in conservazione programmata, cioè in un sistema continuo di monitoraggio, manutenzione, controllo microclimatico, gestione degli usi e aggiornamento delle conoscenze.
Sant’Agostino, da questo punto di vista, è un caso esemplare. La facciata restaurata, la Sala dell’Annunziata recuperata, il chiostro e le lunette ancora bisognosi di attenzione mostrano come un complesso storico sia sempre un organismo stratificato, composto da parti con materiali, vulnerabilità e priorità diverse.
Mecenatismo contemporaneo e patrimonio pubblico
Un altro tema centrale è il ruolo del mecenatismo privato. Il complesso è di proprietà del Comune di Pietrasanta, ma il percorso di recupero è stato interamente sostenuto dalla Fondazione Paolo e Giuliana Clerici. Il Comune ha riconosciuto questo rapporto conferendo ai coniugi Clerici la cittadinanza onoraria, sottolineando il valore della sinergia tra soggetto pubblico, fondazione privata, uffici comunali, Soprintendenza e team tecnico.
In Italia il mecenatismo contemporaneo può avere un ruolo importante, purché resti dentro un quadro chiaro: il patrimonio culturale non deve diventare terreno di appropriazione simbolica privata, ma spazio di responsabilità condivisa. Nel caso di Sant’Agostino, il punto rilevante è proprio questo: l’investimento privato ha prodotto un beneficio pubblico, restituendo alla città un bene identitario e potenziandone la funzione culturale.
Un restauro che non cancella il tempo
Il restauro di Sant’Agostino a Pietrasanta dimostra che la conservazione non è mai un ritorno ingenuo all’origine. Non si tratta di riportare l’edificio a un presunto stato iniziale, ma di rendere leggibile la sua complessità: la fase medievale, le trasformazioni successive, il ruolo delle famiglie mercantili, il rapporto con il marmo, il reimpiego di materiali, le stratificazioni pittoriche, gli usi contemporanei.
Il valore del progetto sta proprio nella capacità di tenere insieme questi livelli. La facciata restaurata non appare come una superficie nuova, ma come una superficie interrogata, compresa e protetta. La pietra non viene resa muta da un eccesso di pulitura; torna, piuttosto, a parlare.
Sant’Agostino è oggi un caso utile per riflettere su cosa significhi restaurare un complesso monumentale nel XXI secolo. Non basta conservare la materia, non basta adeguare gli spazi, non basta riaprire un edificio. Occorre costruire un equilibrio tra tutela, ricerca, fruizione e continuità d’uso.
In questo senso, il restauro del complesso di Sant’Agostino non restituisce solo un monumento a Pietrasanta. Restituisce anche un metodo: guardare il patrimonio come documento vivo, fragile e ancora capace di generare conoscenza.
Per approfondire altri casi di restauro, conservazione e valorizzazione del patrimonio architettonico, iscriviti alla newsletter de Il Restauro Architettonico.
Fonti e link di approfondimento
Comune di Pietrasanta – La Fondazione Clerici restituisce alla città il Complesso di Sant’Agostino
https://www.comune.pietrasanta.lu.it/it/news/la-fondazione-clerici-restituisce-alla-citta-il-complesso-di-sant-agostino-restaurato
Comune di Pietrasanta – A fine mese via al restauro della chiesa di Sant’Agostino
https://www.comune.pietrasanta.lu.it/it/news/a-fine-mese-via-al-restauro-della-chiesa-di-sant-agostino
Comune di Pietrasanta – Note legali e licenza dei contenuti
https://www.comune.pietrasanta.lu.it/it/legal_notices
Fondazione Paolo e Giuliana Clerici – Ristrutturazione Sala dell’Annunziata
https://www.fondazionepaoloegiulianaclerici.com/progetti/ristrutturazione-dellannunziata/
Art Bonus – Centro culturale Luigi Russo, Complesso monumentale di Sant’Agostino
https://artbonus.gov.it/1121-centro-culturale-luigi-russo-%28complesso-monumentale-di-s.-agostino%29.html
Visit Tuscany – La chiesa e il convento di Sant’Agostino a Pietrasanta
https://www.visittuscany.com/it/attrazioni/la-chiesa-e-il-convento-di-santagostino-a-pietrasanta/
Artribune – A Pietrasanta concluso il restauro della Chiesa di Sant’Agostino
https://www.artribune.com/progettazione/architettura/2026/06/restauro-chiesa-santagostino-pietrasanta-scoperte-marmi-fondazione-paolo-giuliana-clerici/
Il Giornale dell’Arte – Pietrasanta ritrova Sant’Agostino
https://www.ilgiornaledellarte.com/Articolo/Pietrasanta-ritrova-SantAgostino
ANSA Toscana – Fondazione Clerici, restaurata a Pietrasanta la Chiesa di Sant’Agostino
https://www.ansa.it/toscana/notizie/2026/06/22/fondazione-clerici-restaurata-a-pietrasanta-la-chiesa-di-santagostino_d8427eba-653f-487a-a5cb-300b8f1fd1c7.html
Versilia Today – La Santità della Pietra, mostra fotografica di Luca Forno
https://www.versiliatoday.it/2026/06/01/a-pietrasanta-la-mostra-fotografica-la-santita-della-pietra-di-luca-forno/
Per approfondire
Se ti interessano altri casi di restauro, conservazione e valorizzazione del patrimonio architettonico, puoi seguire il progetto Il Restauro Architettonico e iscriverti alla newsletter



















































