La città dei 15 minuti: Carlos Moreno, centri storici e borghi

Copertina di Il Restauro Architettonico: La città dei 15 minuti, centri storici e borghi. Titolo bianco e fascia gialla su una fotografia di una strada di Forio, a Ischia.

Preferisci ascoltare? Nel lettore trovi l’ultimo episodio del podcast. La puntata sulla città dei 15 minuti dura circa 27 minuti ed è disponibile anche attraverso il collegamento diretto all’episodio 83 su Spotify.

La città dei 15 minuti: Carlos Moreno, centri storici e borghi – Il Restauro Architettonico

Di Arch. Vincenzo Biancamano — Il Restauro Architettonico, episodio 83

Quanto tempo perdiamo ogni giorno per raggiungere ciò di cui abbiamo bisogno? Una scuola, un negozio, un ambulatorio, uno spazio dove incontrare altre persone: la loro presenza e la possibilità di raggiungerli incidono sul modo in cui abitiamo una città. Per chi si occupa di patrimonio costruito, questa domanda riguarda anche il futuro dei centri storici e dei borghi.

Nell’episodio 83 parto dall’ascolto di Carlos Moreno al PIDA di Ischia per riflettere sul rapporto tra prossimità, restauro e qualità della vita. È una riflessione personale sulle sue idee e sul loro incontro con il lavoro sulla città esistente.

In questo articolo

La prossimità · Il tempo e gli spazi · Centri storici e restauro · I borghi · Accessibilità e residenti

La città dei 15 minuti: partire dalla vita quotidiana

Il modello di Carlos Moreno mette al centro la possibilità di raggiungere a piedi o in bicicletta le principali attività quotidiane. Le sei funzioni sono abitare, lavorare, approvvigionarsi, curarsi, istruirsi e vivere il tempo libero. Moreno le descrive nella sua presentazione del cronourbanismo.

Nel podcast considero questa proposta come una domanda da rivolgere ai luoghi: quali attività sono davvero vicine alle persone? Il quarto d’ora è un riferimento progettuale da confrontare con le condizioni reali. Un percorso cambia significato per un bambino, per una persona anziana o per chi incontra barriere lungo il tragitto.

Avvicinare le opportunità può ridurre gli spostamenti obbligati e lasciare più libertà nell’organizzazione della giornata. Rimangono necessari i collegamenti con il resto della città e del territorio, soprattutto per i servizi specialistici che non possono essere presenti in ogni quartiere.

Cronourbanismo e cronotopia: il tempo entra nel progetto

Il cronourbanismo invita a considerare i tempi della vita urbana. La cronotopia riguarda invece la possibilità che uno stesso luogo accolga funzioni differenti in momenti diversi. Sono concetti che aiutano a leggere il rapporto tra organizzazione degli spazi e ritmi quotidiani.

Pensiamo, come esempio, a spazi scolastici utilizzabili anche per attività di comunità fuori dall’orario delle lezioni. La possibilità va costruita attraverso regole, gestione, sicurezza e risorse: aprire una porta non basta. Ma la domanda è utile anche per gli edifici esistenti che rimangono vuoti per una parte della giornata o dell’anno.

Che cosa possono insegnarci i centri storici?

La vicinanza tra abitazioni, botteghe, piazze e luoghi collettivi è una qualità riconoscibile in molti tessuti storici. Questo non significa idealizzare il passato, con le sue disuguaglianze e le sue difficoltà. Significa riconoscere relazioni spaziali che possono ancora essere interrogate dal progetto contemporaneo.

Un centro storico restaurato nelle facciate può perdere vitalità se non vi abitano più persone, se scompaiono i servizi o se le attività si rivolgono esclusivamente ai visitatori. La qualità delle superfici e degli spazi pubblici conta, ma deve accompagnarsi alla possibilità concreta di continuare a vivere quei luoghi.

Restauro, riuso e rigenerazione: responsabilità diverse

Conservare un edificio e rigenerare un quartiere sono attività diverse, che possono concorrere a un obiettivo comune. Il restauro richiede conoscenza della materia, delle trasformazioni e dei valori del bene. Le politiche urbane affrontano anche abitazione, servizi, mobilità e condizioni economiche.

Il riuso può creare occasioni di cura e continuità, purché la funzione sia compatibile con l’edificio. Non ogni attività può essere inserita in qualsiasi monumento. Occorre comprendere quali modifiche richieda, quali tracce possa compromettere e come conciliare le esigenze attuali con la conservazione.

La prossimità offre quindi una prospettiva utile: domandarsi quale ruolo possa svolgere il patrimonio nella vita delle comunità, prima ancora di scegliere una nuova destinazione d’uso.

Dalla città ai borghi: il territorio dei 30 minuti

Nel podcast allargo lo sguardo ai piccoli centri e al territorio dei 30 minuti. In questi contesti mi interessa soprattutto la possibilità di pensare i paesi come una rete: luoghi con funzioni differenti, collegati in modo da rendere i servizi effettivamente raggiungibili.

Il Vallo di Diano e la Certosa di Padula entrano nella riflessione come occasione per considerare insieme patrimonio e vita quotidiana. Il valore culturale di un luogo può contribuire al territorio quando dialoga con chi lo abita, con le attività locali e con le opportunità di formazione e lavoro.

La vicinanza, qui, dipende anche dai collegamenti tra i centri. Per questo la misura del tempo deve essere accompagnata da domande sui trasporti disponibili, sui loro orari e sulle persone che possono utilizzarli.

Il Rione di via Baiola: rileggere un progetto attraverso la prossimità

Racconto anche il progetto per il Rione di via Baiola a Forio. Gli spazi condivisi, il verde e i servizi di comunità diventano occasioni per riflettere sulle relazioni tra abitazioni e vita collettiva.

Il progetto non nasceva come applicazione dichiarata della città dei 15 minuti. Il confronto con le idee di Moreno mi ha permesso di riconoscere successivamente alcune affinità: l’attenzione agli abitanti, agli incontri quotidiani e alla qualità degli spazi tra gli edifici.

Essere vicini non basta: accessibilità e permanenza dei residenti

Un servizio può trovarsi a pochi minuti da casa e rimanere difficile da utilizzare. Contano il costo, gli orari, la qualità, la disponibilità e la sicurezza del percorso. La distanza, da sola, non racconta l’accessibilità.

Anche una riqualificazione riuscita richiede attenzione ai suoi effetti. Se il miglioramento di un quartiere rende impossibile ai residenti continuare ad abitarlo, la domanda su chi benefici delle trasformazioni resta aperta. Nel podcast affronto questo rischio insieme alla progressiva specializzazione turistica dei centri storici.

Gli strumenti digitali possono aiutare a conoscere bisogni e funzionamento dei servizi. Il criterio con cui valutarli resta però concreto: rendono più semplice la vita delle persone? Aiutano a includere anche chi ha meno risorse o competenze digitali?

Il futuro della città esistente

Per me, il punto di incontro con il restauro sta nella cura di ciò che abbiamo già: edifici, spazi e relazioni. La conoscenza viene prima della trasformazione; la qualità della vita aiuta a interrogare il senso delle scelte.

La città dei 15 minuti offre uno stimolo a guardare il patrimonio dentro la vita quotidiana. Che cosa cambierebbe nella tua giornata se la maggior parte dei servizi fosse raggiungibile in un quarto d’ora?

Ascolta l’episodio 83

Approfondisco questi temi nella puntata La città dei 15 minuti: Carlos Moreno, centri storici e borghi. Il collegamento porta a questa puntata anche quando il lettore RSS in apertura mostrerà un nuovo episodio.

Per continuare la lettura: Roscigno Vecchia: storia e restauro del borgo fantasma e Soprintendenza: dietro le quinte della tutela del patrimonio culturale.

Il partner del podcast è VBH Restauri, studio dedicato al restauro conservativo e alla valorizzazione del patrimonio architettonico.

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Fotografia della copertina: Street in Forio (Ischia), Dudva, CC0. Elaborazione grafica per Il Restauro Architettonico.


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