La Storia Infinita di Notre-Dame: Tra Fiamme e Rinascita

La Storia Infinita di Notre-Dame: Tra Fiamme e Rinascita Il Restauro Architettonico

Oggi vi accompagniamo in un viaggio unico, dal titolo 

“La Storia Infinita di Notre-Dame: Tra Fiamme e Rinascita”.

Questo episodio nasce dal bisogno di condividere con voi l’emozione e la storia di un luogo che è molto più di una cattedrale. Notre-Dame è il cuore pulsante di Parigi, un simbolo di resilienza universale per la sua capacità di superare tragedie come guerre, rivoluzioni e, più recentemente, il devastante incendio del 2019, dimostrando come arte, storia e spiritualità possano unirsi in un’opera immortale.

Durante una passeggiata intorno a Notre-Dame prima della sua riapertura, ho vissuto un momento intimo e unico. Osservandola dall’esterno, chiusa e silenziosa, ho percepito un richiamo forte e profondo. Era come se la cattedrale stessa mi invitasse a raccontare la sua storia di resilienza. Al ritorno, mentre mi trovavo all’aeroporto, ho acquistato una copia del magazine “Secrets d’Histoire – Notre-Dame, les secrets d’une résurrection”. Sfogliando quelle pagine, ho scoperto dettagli preziosi sul percorso straordinario che ha portato Notre-Dame dalle fiamme alla rinascita, come le innovative tecniche di restauro del legno della struttura del tetto e il lavoro meticoloso sui rosoni in vetro colorato, simbolo dell’arte gotica. Un racconto di sfide, speranze e dedizione, che ho sentito il bisogno di condividere con voi.

Durante il mio recente viaggio a Parigi, ho avuto l’occasione di immergermi ancor di più nella sua storia grazie al magazine “Secrets d’Histoire – Notre-Dame, les secrets d’une résurrection”. Sfogliando quelle pagine, ho scoperto dettagli preziosi sul percorso straordinario che ha portato Notre-Dame dalle fiamme alla rinascita, come le innovative tecniche di restauro del legno della struttura del tetto e il lavoro meticoloso sui rosoni in vetro colorato, simbolo dell’arte gotica. Un racconto di sfide, speranze e dedizione, che ho sentito il bisogno di condividere con voi.

L’incendio del 2019: una tragedia che ha scosso il mondo intero.

I progetti di restauro: tra cui la ricostruzione della guglia, il restauro della struttura in pietra e delle decorazioni interne.

I protagonisti del restauro: le persone che con passione e competenza stanno lavorando per riportare la cattedrale al suo antico splendore.

Preparatevi a scoprire i segreti di una cattedrale che ha saputo attraversare i secoli, affrontando eventi come la Rivoluzione Francese, che ne devastò parte degli interni, e i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, e che oggi, ancora una volta, si rialza come simbolo di speranza e perseveranza.

Buon ascolto! E non dimenticate di condividere con noi le vostre riflessioni e impressioni sull’episodio: la vostra voce arricchisce il nostro dialogo.

“Ricostruiremo la cattedrale ancora più bella e voglio che ciò sia completato entro cinque anni”,

ha dichiarato il presidente della Repubblica Emmanuel Macron all’indomani del drammatico incendio. Questa sfida, che poteva sembrare insensata, inizialmente fu accolta con scetticismo da molti esperti e dai media, che dubitavano della possibilità di completare un restauro così complesso in tempi tanto brevi. Tuttavia, è in via di riuscita grazie a un impegno collettivo straordinario. Da quel funesto 15 aprile 2019, tutta la Francia si è mobilitata per Notre-Dame attraverso campagne di raccolta fondi, eventi culturali e iniziative di sensibilizzazione. Un esempio significativo è stato il grande concerto benefico organizzato all’Opéra Garnier, che ha visto la partecipazione di artisti di fama internazionale come il tenore Roberto Alagna e la violinista Renaud Capuçon. L’evento ha emozionato il pubblico con performance indimenticabili e ha raccolto milioni di euro destinati al restauro, rappresentando un momento di straordinaria solidarietà e condivisione. Le scuole hanno organizzato progetti educativi per far conoscere la storia della cattedrale, mentre artisti e intellettuali hanno promosso la sua importanza come patrimonio universale. Questa mobilitazione ha coinvolto istituzioni pubbliche e private, unite da un obiettivo comune: restituire al mondo uno dei suoi simboli più iconici. Un restauro reso possibile grazie a un fervente spirito collettivo, che ha unito l’eccellenza dei saperi artigianali, gli architetti, i maestri d’arte e gli esperti. Notre-Dame, l’8 dicembre, ha riaperto le sue porte al mondo con una cerimonia solenne che ha visto la partecipazione di leader internazionali e migliaia di cittadini. Durante l’evento, il presidente Emmanuel Macron ha tenuto un discorso emozionante, sottolineando l’importanza della cattedrale come simbolo di resilienza. La giornata è stata arricchita da esibizioni musicali, come il coro della cattedrale che ha intonato inni sacri, e dalla simbolica accensione di una croce luminosa all’interno della navata. Oggi racconteremo la sua straordinaria storia. La rinascita della cattedrale di Notre-Dame de Paris, a soli cinque anni dal devastante incendio del 15 aprile 2019, ha un’aura magica e miracolosa per i francesi e oltre i confini nazionali. Un esempio toccante di questa magia è rappresentato dalle storie degli artigiani coinvolti nel restauro, come quella di un giovane scalpellino che ha dedicato mesi a ricreare una gargolla medievale, riportandola alla vita con una precisione tale da commuovere visitatori e colleghi. Questo tipo di dedizione ha reso il progetto un simbolo di speranza e rinascita per tutti. Questo sentimento nasce dall’ammirazione per l’unità e la dedizione che hanno reso possibile il restauro, ma anche dal significato culturale della cattedrale come luogo che intreccia fede, arte e storia. Per molti, la sua resurrezione rappresenta non solo la ricostruzione di un edificio, ma un rinnovato senso di speranza e identità collettiva. Come altri eventi storici di grande impatto emotivo, l’incendio di Notre-Dame ha lasciato un segno indelebile nell’immaginario collettivo globale, al pari di avvenimenti come l’assassinio di Kennedy, lo sbarco sulla Luna o l’11 settembre 2001.

“L’incendio rivela alla Francia laica, al contempo lusingata e perplessa, la dimensione planetaria della gloria di Notre-Dame, ben oltre la cristianità occidentale che rappresenta prima di tutto Notre-Dame de Paris”,

scrive Maryvonne de Saint Pulgent nel suo libro La Gloire de Notre-Dame (ed. Gallimard)

La cattedrale di Notre-Dame de Paris è molto più di un semplice luogo di culto. È un monumento storico e culturale di enorme importanza. È il testimone di 850 anni di storia francese, avendo assistito a eventi cruciali come la presentazione della Santa Corona, la Liberazione di Parigi e i funerali del generale de Gaulle. Nonostante abbia resistito a guerre, rivoluzioni e saccheggi, Notre-Dame non è riuscita a sopravvivere all’incapacità della nostra epoca moderna di proteggerla dalle fiamme. Questo emblematico monumento della capitale è profondamente legato alla storia della Francia, come dimostra il suo ruolo durante la Liberazione di Parigi nel 1944, quando le campane di Notre-Dame suonarono per annunciare la fine dell’occupazione nazista, simbolizzando il ritorno della libertà. È, come ha detto il presidente della Repubblica Francese, “una parte del nostro destino francese“. Notre-Dame de Paris, situata sull’Île de la Cité nel cuore di Parigi, è stata testimone di molti eventi storici francesi dal XII secolo. Tra questi ricordiamo il matrimonio di Enrico di Borbone con la regina Margherita, l’incoronazione di Napoleone I, la Liberazione di Parigi e le cerimonie in onore dei presidenti de Gaulle e Mitterrand. Questa cattedrale gotica sembrava destinata a essere un testimone immortale della storia di Francia

È significativo che Notre-Dame sia stata ricostruita “ancora più bella” in soli cinque anni, grazie agli sforzi congiunti di un team di esperti. Il generale Jean-Louis Georgelin, presidente dell’ente pubblico dedicato alla conservazione del monumento, il suo successore Philippe Jost, l’architetto capo Philippe Villeneuve e numerosi artigiani hanno lavorato con determinazione su questo cantiere titanico. Hanno messo in luce le eccellenti tecniche di costruzione tipiche dei maestri del Medioevo, come l’uso degli archi rampanti per distribuire il peso delle volte e la precisione nel taglio delle pietre, dimostrando un impegno collettivo volto a riportare la cattedrale al suo antico splendore. Grazie al lavoro di carpentieri, muratori, marmisti, scalpellini, vetrai, pittori e scultori, Notre-Dame riacquisterà la sua familiare silhouette con le torri e la guglia che si innalzano verso il cielo. Tra le tecniche utilizzate, spicca la ricostruzione delle decorazioni scolpite mediante calchi storici e l’uso di strumenti tradizionali per rispettare l’integrità artistica dell’originale. Viollet-le-Duc, nel XIX secolo, progettò la guglia come un capolavoro neogotico, combinando elementi simbolici e strutturali per rappresentare l’aspirazione verso il divino, arricchendo così il profilo della cattedrale con un’iconografia unica. La cattedrale, definita da Proust come “l’espressione più alta e originale del genio francese”, riaprirà

Nel suo celebre saggio del 1904, l’autore della Recherche affermava che le cattedrali sono i monumenti più belli dell’arte, in quanto ancora pienamente integrati con lo scopo per cui furono costruiti. Questo spiega perché Notre-Dame de Paris, simbolo di questa continuità spirituale, sia diventata un simbolo di speranza. Questo speciale ripercorre la travagliata storia della cattedrale, svelando i retroscena della sua resurrezione e guidando il lettore attraverso il cantiere straordinario che ha riunito energie e generosità attorno alla storia di Francia. L’episodio condivide le emozioni suscitate dal terribile incendio del 15 aprile 2019 e le impressioni sul restauro, in vista della riapertura prevista per l’8 dicembre.

Quando ho ricevuto la notizia del devastante incendio di Notre-Dame de Paris la sera del 15 aprile, ho provato un’emozione travolgente, simile a quella vissuta durante eventi di portata storica come il crollo delle Torri Gemelle. Questo paragone nasce dalla consapevolezza che entrambi gli eventi hanno scosso profondamente l’immaginario collettivo, evidenziando la fragilità di simboli ritenuti immortali. L’idea che un simbolo della cultura mondiale potesse andare perduto in pochi istanti ha suscitato un profondo senso di smarrimento, condiviso a livello globale attraverso manifestazioni di solidarietà, messaggi di sostegno e donazioni da ogni parte del mondo. Questa reazione collettiva ha evidenziato il valore universale di Notre-Dame come patrimonio culturale e spirituale dell’umanità. Notre-Dame è un simbolo della storia francese, che ha accompagnato i principali eventi della nazione. Siamo abituati a pensare che questi luoghi iconici ci sopravvivano, che noi siamo solo di passaggio e che quelle pietre venerabili rimarranno per sempre. È rassicurante sapere che Notre-Dame è stata testimone di generazioni prima di noi e continuerà a esserlo anche in futuro. Vedere la cattedrale bruciare durante la nostra vita è stato uno shock inaspettato. Ho provato prima stupore, poi profonda tristezza, ma infine anche speranza per la sua ricostruzione.

La rinascita della cattedrale porta con sé un nuovo messaggio?

ll restauro di Notre-Dame trasmette un messaggio di speranza. Abbiamo assistito alla riunione di talenti artigianali francesi per salvare la cattedrale, coinvolgendo scalpellini, carpentieri, maestri vetrai, pittori e restauratori specializzati. Sebbene non sia chiaro se sia più bella di prima, gli interventi di restauro hanno permesso di proteggerla con l’installazione di barriere impermeabili e sistemi di sicurezza moderni nei sottotetti.

La ricostruzione di Notre-Dame è diventata un simbolo di unità nazionale, al di là delle convinzioni religiose di ciascuno. Ciò che ha colpito è stata la partecipazione di 300.000 piccoli donatori, che hanno contribuito con somme modeste di 5 o 10 euro, affiancati dai grandi mecenati che hanno gareggiato in generosità. Questo slancio collettivo ha dimostrato la capacità della nazione di riunirsi attorno a un simbolo comune, superando le differenze. Un esempio emblematico è stato il momento in cui migliaia di persone si sono ritrovate sul sagrato di Notre-Dame, fianco a fianco, pregando e cantando mentre osservavano il salvataggio della cattedrale.

Ricostruire Notre-Dame in soli 5 anni è quasi un miracolo. La cattedrale, ferita nel suo cuore, appariva straziante la mattina del 16 aprile 2019. Eppure, in soli 1.825 giorni, i maestri artigiani, gli architetti e gli scienziati sono riusciti a restaurarla,  grazie a un mix di tecniche tradizionali, come l’uso di scalpelli manuali per i dettagli in pietra, e soluzioni moderne, come i sensori per monitorare la stabilità delle strutture durante i lavori. Quando oggi si ammira la cattedrale dal sagrato, si prova ammirazione per l’energia, la determinazione e l’eccezionale abilità di tutti coloro che hanno lavorato per renderla “ancora più bella”. Tra loro, anche persone comuni come noi che hanno donato piccole somme per contribuire alla sua rinascita. Quella raccolta fondi agli Invalides, tre giorni dopo l’incendio, è stata un momento di grande emozione e solidarietà. Centinaia di persone si sono radunate per donare e partecipare a un evento carico di significato, dove la comunità ha condiviso lacrime, applausi e speranze, dimostrando che uniti possiamo davvero affrontare le sfide più difficili. Un gesto di riconciliazione in un’epoca in cui eventi capaci di unire la nazione sono sempre più rari.

Il ricordo principale del disastro è la rapidità devastante della distruzione. Alle 18:50 del 15 aprile 2019, durante la messa serale, la cattedrale di Notre-Dame viene evacuata. Entro le 19, i vigili del fuoco di Parigi arrivano sul posto. Alle 19:15, la folla osserva atterrita le fiamme che avvolgono la base della guglia in restauro, illuminando il cielo notturno con bagliori arancioni e un fumo denso che si alzava come un presagio, mentre l’odore acre della combustione saturava l’aria. Alle 19:30 e 20, i pompieri combattono l’incendio con potenti getti d’acqua, ma il peso dell’acqua mette a rischio il crollo delle volte. Nonostante il pericolo, dieci vigili del fuoco si impegnano a mettere in sicurezza i tesori della cattedrale, come la Santa Corona di Spine e la tunica di San Luigi, mentre gocce di piombo fuso cadono dalle volte.

Le fiamme rabbiose sembrano prendere slancio sui tetti per alzarsi verso il cielo, dipingendo il buio della notte con bagliori arancioni e un crepitio incessante che si mescola al sibilo del vento. Dopo aver percorso tutta la lunghezza della cattedrale, dall’abside alle torri, un vero inferno minaccia ora queste ultime. Ma i campanili di Notre-Dame sono costituiti essenzialmente da una struttura in legno che sostiene le enormi campane, mentre la pietra serve solo da involucro. Se la struttura brucia, tutto crolla! 

I pompieri più esperti propongono un’azione audace per evitare il disastro. Affermano che attaccando frontalmente e rapidamente l’incendio, si potrebbe salvare la cattedrale. Pur consapevoli del rischio di rimanere intrappolati nel crollo, 20 volontari si preparano all’assalto, con volti segnati dalla tensione e cuori carichi di determinazione. Armati di coraggio e con indosso equipaggiamenti protettivi impregnati di fuliggine, si scambiano sguardi di intesa prima di affrontare il loro compito disperato ma necessario. Il comandante della brigata parigina, generale Gallet, ritiene questa l’ultima possibilità, ma necessita dell’approvazione delle autorità. Si precipita alla Prefettura di Polizia, dove il Presidente della Repubblica dà il suo assenso con un semplice cenno. I volontari entrano in azione e alle 22:50 il generale annuncia che le torri sono state salvate. Questo piccolo gruppo di pompieri ha salvato Notre-Dame de Paris.

Nella notte in cui Notre-Dame di Parigi ha subito un devastante incendio, il presidente della Repubblica ha dichiarato che la cattedrale sarà ricostruita ancora più bella e che vuole che i lavori siano completati entro cinque anni. Questa promessa ha infuso speranza nel cuore dei francesi, che si sono uniti in un atto collettivo di solidarietà, simbolo della resilienza e del profondo legame tra il popolo e il suo patrimonio culturale. Subito dopo l’incendio, sono state avviate indagini per determinarne le cause. Diverse ipotesi sono state prese in considerazione, come un attentato terroristico o un incidente elettrico, ma nessuna è stata confermata in modo definitivo. Anche l’ipotesi di un mozzicone di sigaretta è stata scartata. Una pista investigativa ha riguardato il sistema di elettrificazione delle campane situate nella guglia e nel transetto, ma questa ipotesi non è stata immediatamente confermata. Inoltre, rimane un mistero su come pezzi di massiccio legno di quercia possano essersi infiammati in quel modo, considerando la loro resistenza naturale al fuoco e l’assenza di evidenti fonti di innesco. Gli investigatori stanno affrontando una sfida tecnica complessa nel cercare risposte tra i resti carbonizzati di un materiale che ha resistito per secoli. L’indagine giudiziaria non è ancora conclusa e le cause esatte dell’incendio non sono state ancora determinate.

Nonostante la perdita della sua guglia, Notre-Dame è ancora in piedi dopo l’incendio del 16 aprile. Una visione surreale attende le persone autorizzate ad avvicinarsi all’edificio, ora completamente aperto al cielo. La crociera del transetto illumina la navata centrale, dove le travi carbonizzate contrastano con le pietre chiare, creando un’immagine di devastazione e speranza. La luce filtrata dalle vetrate danneggiate proietta ombre tremolanti, come a simboleggiare la resilienza di un luogo che non cede alla distruzione. Tuttavia, le vetrate continuano a diffondere una luce scintillante e la Croce dorata si erge radiosa. Fortunatamente, nulla di insostituibile è andato perduto, poiché le statue della base della guglia erano state rimosse per essere restaurate poco prima dell’incendio. Il presidente della Repubblica ha nominato il generale Jean-Louis Georgelin come rappresentante speciale per supervisionare il restauro della cattedrale. Sotto la direzione dell’architetto capo dei Monumenti Storici, Philippe Villeneuve, sono state adottate le prime misure di salvaguardia, come il puntellamento dei timpani a rischio di crollo e la copertura della navata e del coro con teloni protettivi. Nell’estate del 2019, ha inizio la fase di pulizia e rimozione dei detriti, con l’utilizzo di due robot che rimuovono rapidamente una grande quantità di macerie.

Riscoprendo Notre-Dame oggi, si fatica a crederci. Le sue torri slanciate, le vetrate scintillanti e la maestosa architettura gotica sembrano raccontare una storia di rinascita che sfida ogni tragedia. È davvero la stessa che si è vista consegnata alle fiamme di un inferno ardente? Di fronte a questa meraviglia, un pensiero emerge: si potrebbe vedere in questo incendio un’occasione unica, una possibilità di restauri e ricostruzioni che le donano una nuova giovinezza per affrontare i secoli a venire.

La fase di messa in sicurezza della cattedrale dopo l’incendio è stata un processo lungo e meticoloso, durato circa due anni. Inizialmente, sono state installate reti di sicurezza e teloni giganti per proteggere l’edificio, e sono state smontate le impalcature danneggiate dalle fiamme. Successivamente, sono stati effettuati lavori di consolidamento, necessari prima di qualsiasi altro intervento, poiché non era ancora chiaro se le strutture avessero subito danni irreparabili. All’interno della cattedrale, il pericolo era ovunque, quindi sono stati utilizzati robot telecomandati avanzati, come droni dotati di sensori termici e bracci meccanici, per rimuovere i detriti delle volte e delle strutture crollate. Questi detriti, costituiti da pietre degli archi, travi carbonizzate e altri frammenti, non erano semplici rifiuti da smaltire, ma reperti archeologici potenzialmente ricchi di informazioni. Sono stati quindi raccolti e conservati in un apposito centro di stoccaggio e studio. Infine, la sfida più grande è stata lo smontaggio delle impalcature installate per il precedente restauro, ormai danneggiate e instabili.

Un audace ponteggio ha permesso di rimuovere 40.000 pezzi in sei mesi, completando la fase di messa in sicurezza del cantiere di Notre-Dame nell’estate del 2021, due anni dopo l’incendio. Per otto secoli, la struttura di Notre-Dame è rimasta intatta grazie a un miracoloso equilibrio tra le forze che agiscono sull’edificio, un successo dell’architettura gotica. Tuttavia, questo equilibrio è stato spezzato dalla scomparsa del tetto e della guglia, poiché le pareti della cattedrale non sono più mantenute sotto pressione e rischiano di crollare. Inoltre, le volte, che si appoggiano su 28 archi rampanti dalla straordinaria eleganza ma anche fragilità, esercitano una spinta sulle pareti. Per questo motivo, si è deciso di rinforzare temporaneamente tutti gli archi rampanti con strutture in legno.

Rimangono due questioni da affrontare. Innanzitutto, il peso complessivo della cattedrale non si distribuisce più uniformemente sul terreno dell’Île de la Cité, modificando l’equilibrio generale dell’edificio e rischiando di causarne deformazioni che potrebbero compromettere la stabilità delle pareti e degli archi portanti, aumentando il rischio di crolli parziali. In secondo luogo, bisogna valutare lo stato delle pietre e delle murature di Notre-Dame dopo l’incendio. Infatti, le alte temperature e il brusco raffreddamento dovuto all’enorme quantità d’acqua utilizzata potrebbero aver compromesso le loro proprietà meccaniche. Sono necessari numerosi sondaggi per accertarlo. Un altro elemento interessante emerso è la presenza di numerosi elementi metallici nel monumento, in particolare a livello delle tribune. Ciò indica che la cattedrale era dotata di una vera e propria “ossatura” metallica fin dalla sua costruzione, costituita da migliaia di graffe. Questo fatto retrodata l’utilizzo del metallo nell’architettura gotica al XII secolo, molto prima di quanto si ritenesse in passato, quando si pensava fosse stato introdotto solo un secolo dopo, con la cattedrale di Chartres.

La ricostruzione di Notre-Dame: una sfida complessa Molte domande rimangono aperte sulla ricostruzione di Notre-Dame, a cui solo il tempo potrà dare risposte rassicuranti. Tuttavia, l’incendio ha scatenato un’ondata di generosità senza precedenti nella storia della filantropia francese, con 340.000 donatori provenienti da 150 paesi. La possibile identificazione della tomba di Du Bellay Recenti scavi archeologici presso la cattedrale hanno portato alla luce due sarcofagi di piombo, uno dei quali potrebbe appartenere a Joachim du Bellay, importante poeta del XVI secolo, noto per essere stato sepolto nella cattedrale. Le analisi condotte sui resti umani contenuti nel sarcofago hanno fornito informazioni interessanti sull’individuo: presentava deformazioni ossee compatibili con l’attività di cavaliere, segni di imbalsamazione e tracce di rare patologie come tubercolosi ossea e meningite cronica. Queste scoperte gettano nuova luce sulla storia e sulla sepoltura di questo illustre personaggio della Pléiade.

Secondo Dominique Garcia, presidente dell’INRAP, i dati statistici sono notevoli. Tuttavia, Christophe Besnier, uno degli archeologi responsabili degli scavi, esprime ancora alcuni dubbi. In realtà, l’incendio di Notre-Dame di Parigi potrebbe essere stata un’opportunità. Senza questo evento drammatico, che non ha causato vittime, la completa restaurazione della cattedrale non sarebbe mai stata decisa in un periodo di restrizioni di bilancio. Inoltre, i lavori hanno portato a straordinarie scoperte. Ad esempio, la distruzione della struttura ha rivelato un aspetto finora sconosciuto della costruzione della cattedrale. È emerso che tutte le pietre del livello più alto – il coronamento – sono collegate tra loro da graffe di ferro, formando così un telaio rigido che aggiunge molta stabilità all’intera struttura.

Le recenti indagini sulla cattedrale di Notre-Dame hanno rivelato importanti scoperte riguardo ai materiali utilizzati per la sua costruzione. Si è scoperto che il mortaio impiegato durante i lavori di restauro effettuati da Viollet-le-Duc era più duro delle pietre che collegava. Quando la struttura si è mossa, le pietre si sono crepate nei punti in cui era stato utilizzato questo tipo di mortaio, a base di cemento. Al contrario, non si sono verificati danni nelle zone in cui i costruttori originali avevano usato il tradizionale mortaio di calce e sabbia. Inoltre, gli scavi archeologici necessari per la ricostruzione della guglia e delle volte crollate hanno portato a ulteriori rivelazioni sulla tecnica costruttiva originale della cattedrale.

Dopo l’incendio di Notre-Dame, sono stati raccolti 846 milioni di euro per la ricostruzione, grazie a un’ondata di donazioni globali provenienti da privati, aziende e istituzioni. Questa cifra straordinaria ha permesso di avviare rapidamente i lavori, garantendo risorse sufficienti per affrontare le sfide logistiche e tecniche, e accelerando i tempi del restauro. Si è posta la questione se ripristinare la cattedrale fedelmente all’originale o utilizzare tecniche moderne, come suggerito dal Primo Ministro. Nonostante il dibattito iniziale, la decisione finale di restaurare Notre-Dame identicamente riflette la profonda passione che la Francia nutre per questo simbolo. Inizialmente, sono sorte alcune domande preliminari: se si disponesse di documentazione sufficiente per garantire l’autenticità dell’intervento, se ci fossero aziende e artigiani in grado di eseguire i lavori, e se ci fossero a disposizione le materie prime necessarie, come il legno di quercia per ricostruire la struttura. Tuttavia, si è scoperto che si disponeva di tutto il necessario: documentazione, know-how e materie prime per ricostruire Notre-Dame seguendo le tecniche utilizzate dai costruttori medievali.

I lavori di restauro della Cattedrale di Notre-Dame di Parigi rivelano interessanti scoperte. La costruzione di una imponente impalcatura interna, alta 96 metri e pesante 600-700 tonnellate, ha richiesto un’attenta valutazione della capacità portante del terreno. Gli scavi hanno portato alla luce diverse sepolture vuote e due sarcofagi, uno di un canonico del 1710 e forse l’altro del poeta Joachim du Bellay. Queste scoperte non solo arricchiscono la conoscenza della storia della cattedrale, ma sottolineano il suo ruolo come luogo di grande rilevanza culturale e spirituale, testimone delle vite di personaggi illustri e della devozione collettiva di intere generazioni. Inoltre, sono stati rinvenuti frammenti di straordinarie statue policrome, provenienti dal vecchio jubé medievale, costruito intorno al 1230 e in seguito smantellato. Nonostante la credenza che fosse stato distrutto, i pezzi erano stati in realtà sepolti con cura, probabilmente per preservarne il carattere sacro. Gli archeologi hanno recuperato oltre mille frammenti e sculture, con l’obiettivo di ricostruire il jubé del XIII secolo. Questi ritrovamenti, emersi durante i lavori di restauro, offrono una preziosa opportunità per comprendere meglio la storia e l’evoluzione della Cattedrale di Notre-Dame.

La sfida di ricostruire fedelmente Notre-Dame Ricostruire Notre-Dame identica a com’era prima è un compito particolarmente arduo. I lavori di restauro e ricostruzione devono infatti rispettare rigorosamente le norme stabilite da documenti internazionali come la Carta di Venezia del 1964 e il Documento di Nara sull’autenticità del 1994. Ciò significa utilizzare gli stessi materiali originali, come pietra calcarea, legno di quercia e piombo, lavorati con le tecniche dell’epoca, come la ricostruzione delle strutture lignee medievali. La rinascita di Notre-Dame: una mobilitazione nazionale Per raggiungere l’obiettivo di ricostruire la cattedrale in soli 5 anni, è stata necessaria un’eccezionale mobilitazione di competenze. Oltre 500 maestranze, artigiani e supervisori lavorano direttamente sul cantiere, supportati da oltre 1.000 persone impiegate in quasi 250 aziende e laboratori d’arte in tutta la Francia. Anche il “cantiere scientifico”, con 175 ricercatori francesi e stranieri, contribuisce significativamente ai lavori.

La scelta delle pietre per il restauro

La ricostruzione delle volte crollate e la sostituzione dei timpani nord e sud, indeboliti dall’incendio, richiedono una pietra molto particolare. Come servizio geologico nazionale, il BRGM (Ufficio francese per la gestione delle risorse geologiche) è stato incaricato di identificare i siti in Francia idonei a fornire materiale per il cantiere di Notre-Dame. Utilizzando tecnologie avanzate come la mappatura tridimensionale e l’analisi chimica delle rocce, il BRGM ha valutato numerosi giacimenti, concentrandosi su quelli capaci di garantire pietre compatibili per composizione e struttura con le originali della cattedrale. Ad esempio, per identificare la cava di Croix-Huyart, sono stati eseguiti campionamenti dettagliati seguiti da test di resistenza meccanica e analisi petrografiche. Le pietre analizzate comprendevano calcari compatti con grana fine, noti per la loro resistenza all’usura e per l’estetica compatibile con le pietre originali di Notre-Dame, essenziali per mantenere l’integrità visiva e strutturale del monumento.

Tra le nove cave selezionate, solo quella di Croix-Huyart è in grado di fornire la qualità di calcare richiesta dal punto di vista fisico-chimico ed estetico, garantendo omogeneità tra le pietre originali della cattedrale e quelle nuove. Situata nel comune di Bonneuil-en-Valois (Oise), questa cava a conduzione familiare ha già servito due generazioni per fornire pietre da costruzione all’azienda di muratura Horcholle, contribuendo alla realizzazione di edifici storici nella regione, come l’Abbazia di Saint-Vincent e alcuni restauri del Castello di Chantilly. Strato dopo strato di calcare, si è arrivati a banchi di pietra di qualità eccezionale, utilizzati dagli artigiani Horcholle per soddisfare le esigenze di Notre-Dame, garantendo la continuità tra passato e presente nel rispetto dell’estetica e delle qualità richieste per il restauro.

Il legno per la struttura medievale

La costruzione di una capriata in legno segue un processo meticoloso. Gli elementi vengono posizionati uno sopra l’altro, con i tagli e gli incastri tracciati con il filo a piombo e verificati con squadra e livello. Il legname per la struttura del coro della cattedrale proviene da diverse foreste della regione, tra cui Bellême, Bercé, Chandelais, Vouillé-Saint-Hilaire, Saint-Sauvan, Blois, Saint-Palais, Allogny, Tronçais e Châteauroux. Nonostante la preferenza tradizionale per il legno ben stagionato, si utilizza invece legno verde appena abbattuto. Questo materiale è scelto perché più facile da lavorare, consentendo di modellare e adattare le travi senza rischio di fratture dovute alla secchezza, garantendo al contempo una maggiore flessibilità durante l’assemblaggio. Ad esempio, durante la posa delle capriate nella navata principale, la flessibilità del legno verde ha permesso ai carpentieri di correggere piccoli disallineamenti in situ, assicurando una perfetta aderenza tra gli elementi senza compromettere la stabilità della struttura. Questo perché ogni trave è un albero intero, lavorato a mano con un’accetta per preservarne la fibra e la solidità, senza l’uso della sega. Inoltre, il legno fresco può essere lavorato più facilmente prima di seccarsi e fessurarsi. Questo processo di lavorazione manuale ottimizza la resistenza e la durata della struttura lignea, poiché il legno lavorato a mano conserva la fibra naturale intatta, garantendo una migliore distribuzione delle sollecitazioni meccaniche e riducendo il rischio di fessurazioni nel tempo rispetto alle tecniche moderne che utilizzano seghe meccaniche.

La ricostruzione della guglia

La ricostruzione della guglia di Notre-Dame deve fare riferimento all’epoca di Viollet-le-Duc, quando durante il restauro della cattedrale nel XIX secolo, i carpentieri utilizzavano quercia stagionata tagliata con la sega. Sebbene questo semplificasse il lavoro, ricostruire la sottile guglia alta 96 metri rimaneva una sfida notevole. La complessità del compito e i tempi ristretti hanno richiesto la collaborazione di tre diverse aziende specializzate. La struttura della guglia è stata assemblata “a secco” presso Le Bras Frères per una verifica finale prima dell’installazione sulla cattedrale. Questo metodo consiste nel montare l’intera struttura senza l’uso di collanti o giunti permanenti, permettendo di controllare la precisione degli incastri e la stabilità complessiva prima del trasporto e della posa definitiva. Questo approccio ha ridotto significativamente i rischi di errori durante la posa definitiva, consentendo di verificare in anticipo eventuali allineamenti imperfetti e di correggerli facilmente prima che la struttura fosse trasportata sul sito. Ad esempio, durante il montaggio della guglia, è stato rilevato un leggero disallineamento in una delle travi principali, che è stato corretto tempestivamente grazie alla possibilità di smontare e riassemblare la sezione interessata senza compromettere l’intera struttura. Il “Banc Notre-Dame”, il materiale utilizzato per la costruzione, è composto da due qualità di calcare: una “dura”, impiegata soprattutto per gli archi delle volte e i muri portanti, e una “semi-dura”, usata per i rivestimenti.

Un patrimonio rinnovato

Le tecniche tradizionali utilizzate per il restauro di Notre-Dame dimostrano come passato e presente possano coesistere armoniosamente. L’uso di materiali storici, combinato con un’approfondita conoscenza delle tecniche medievali, ha permesso di preservare l’autenticità dell’edificio, garantendo al tempo stesso la sua solidità per i secoli a venire. Un esempio significativo è l’impiego di malte a base di calce, prodotte seguendo ricette antiche, che reagiscono meglio con le pietre antiche grazie alla loro porosità e composizione chimica compatibile. Questa caratteristica permette una maggiore adesione e una ridotta formazione di crepe, assicurando un restauro duraturo e rispettoso delle caratteristiche originali dell’edificio. Una di queste prevede la miscelazione di calce spenta con sabbia a grana fine e acqua, lasciando il composto riposare per settimane in apposite fosse per migliorarne la lavorabilità e la resistenza. Questa tecnica assicura una migliore compatibilità con le pietre originali rispetto ai materiali moderni. La ricostruzione non è solo un atto di riparazione, ma un’opportunità di riscoprire e celebrare la maestria artigianale che ha reso Notre-Dame un simbolo di eccellenza architettonica.

Lavori sulla volta del transetto

La ricostruzione della volta della crociera del transetto della Cattedrale di Notre-Dame è stata affidata all’azienda Lefevre. I suoi scalpellini lavorano con precisione sulle pietre selezionate per ricostruire le volte. Ad esempio, nel novembre 2022, lo scalpellino Jérôme Lahayo ha lavorato su una pietra destinata all’arco nord-est della crociera. Il lavoro è sottoposto a un rigido controllo scientifico, garantito dalla direzione dei lavori. Questa è composta da architetti specializzati in monumenti storici, assistiti da esperti del patrimonio, nonché da ingegneri ed economisti che curano la pianificazione tecnica ed economica. Il programma di restauro è definito dall’ente pubblico. Fino all’estate 2023, quando è tragicamente scomparso durante un’escursione in montagna, il generale Jean-Louis Georgelin ne era il direttore. Successivamente, la direzione è stata assunta da Philippe Jost, precedentemente direttore generale delegato.

Collaborazione tra maestranze e direzione dei lavori

 Le decisioni tecniche per i lavori sui monumenti storici sono prese in collaborazione tra l’ente pubblico, la direzione dei lavori guidata dall’architetto Philippe Villeneuve, assistito da Rémi Fromont e Pascal Prunet, e le aziende e i laboratori d’arte selezionati tramite appalto. I tagliatori di pietra sono figure emblematiche nella costruzione delle cattedrali. Il loro lavoro inizia nella cava, dove l’apparecchiatore sceglie i blocchi di pietra e ne effettua un taglio preliminare utilizzando una corda con 12 nodi, applicando il teorema di Pitagora per calcolare misure e angoli retti. Successivamente, il tagliatore di pietra rifinisce i blocchi fino alle dimensioni esatte, mentre l’intagliatore aggiunge decorazioni o realizza sculture. Infine, il muratore assembla le pietre utilizzando un mortaio, un mix di sabbia, calce e acqua preparato dal mortaiolo.

Strumenti tradizionali e tecnologie moderne

Gli strumenti principali del tagliatore di pietra e dello scultore sono rimasti sostanzialmente gli stessi: la sega per tagliare la pietra tenera, e la mazzetta e lo scalpello, con dimensioni e forme adattate alle esigenze del lavoro. Tuttavia, le tecniche di estrazione della pietra nelle cave sono cambiate radicalmente. Ad esempio, oggi vengono utilizzate seghe diamantate montate su macchine cingolate, che consentono di tagliare con precisione blocchi di grandi dimensioni direttamente dalla parete rocciosa, eliminando la necessità di interventi manuali intensivi. Questo processo non solo accelera notevolmente i tempi di estrazione, ma riduce anche il rischio di incidenti per gli operatori, migliorando complessivamente la sicurezza sul lavoro. In passato, numerosi operai utilizzavano leve, cunei e mazze per staccare i blocchi dalla roccia, che venivano poi spostati su rulli e trasportati con carri trainati da buoi o cavalli, o lungo i fiumi vicini. Oggi, un singolo operatore guida una gigantesca sega su cingoli, usa dispositivi pneumatici per estrarre i blocchi e li carica su camion con l’aiuto di escavatori. Quando l’altezza del lavoro supera la portata delle braccia, il muratore o il carpentiere deve affrontare nuove sfide per portare a termine la costruzione.

Il restauro di Notre-Dame: una sinergia di competenze

Il restauro di Notre-Dame ha richiesto l’abilità di diverse figure professionali. Gli impalcatori hanno costruito una struttura metallica indipendente dalla cattedrale, una vera e propria sfida data la complessità dell’edificio. Questa impalcatura doveva bilanciare l’altezza necessaria per i lavori, il peso complessivo e la solidità del terreno. I cordisti, utilizzando tecniche di arrampicata, hanno svolto attività come stendere teli protettivi, regolare gli archi rampanti, pulire le volte e effettuare rilievi fotografici e misurazioni. Un esempio significativo è stato il loro intervento per installare cavi di monitoraggio sugli archi rampanti, che hanno permesso di rilevare in tempo reale eventuali spostamenti o cedimenti, garantendo la stabilità delle strutture durante il restauro e prevenendo danni maggiori. Infine, i gruisti hanno giocato un ruolo fondamentale, sollevando con precisione le enormi capriate della struttura della navata, segnando una tappa cruciale nel restauro. In sintesi, il restauro di Notre-Dame ha richiesto l’intervento coordinato di diverse figure specializzate, ciascuna con un ruolo essenziale per affrontare le sfide di un cantiere così complesso.

Le capriate: un lavoro di precisione e logistica

Le quattro capriate della struttura, imponenti assemblaggi triangolari dal peso di diverse tonnellate, sono state sollevate con le gru e posizionate sulla sommità della cattedrale, in particolare sul transetto sud. Queste capriate hanno la funzione di supportare il peso della copertura e di dare forma al tetto. Sono state trasportate via fiume fino all’Île de la Cité, un’operazione che ha richiesto una logistica impeccabile. Le gru del cantiere, coordinate e pilotate da software specializzati, hanno garantito elevati standard di sicurezza ed efficienza durante i lavori. Questi software hanno permesso di calcolare con precisione i pesi da sollevare e i punti di ancoraggio, minimizzando il rischio di errori umani e ottimizzando i tempi di esecuzione. Ad esempio, durante la posa delle capriate, i software hanno simulato diverse condizioni atmosferiche, consentendo di scegliere il momento ideale per l’operazione e garantendo un sollevamento sicuro nonostante la complessità del cantiere.

Notre-Dame di Parigi possiede due tipi di strutture lignee, entrambe ricostruite fedelmente:

– Transetto e flèche: Ricostruite seguendo le tecniche impiegate durante il restauro di Viollet-le-Duc, utilizzando legno secco e tagliato con la sega.

– Navata e coro: Costruite in stile medievale, utilizzando legno verde e fessurato. Gli artigiani hanno riscoperto gli strumenti e il sapere dei carpentieri medievali, lavorando il legno come si faceva nel Medioevo.

Il piombo: una tradizione che continua

Il piombo è un materiale ampiamente utilizzato per la copertura delle cattedrali gotiche, nonostante il suo costo elevato. Questo metallo offre vantaggi unici: è più leggero della pietra e molto più durevole rispetto all’ardesia o alle tegole. Il piombo arriva in lingotti e viene fuso per creare grandi lastre applicate sulla struttura lignea del tetto e saldate tra loro. Viene inoltre impiegato per realizzare grondaie e scarichi per l’acqua piovana. Le lastre sono posate con un leggero sormonto per garantire l’impermeabilità. I lavoratori specializzati preparano il materiale in laboratorio per ridurre i ritardi dovuti alle condizioni meteorologiche, migliorando così l’efficienza e la qualità complessiva dei lavori.

Nonostante il piombo sia oggi considerato tossico, il suo utilizzo è necessario per la ricostruzione di Notre-Dame de Paris, nel rispetto dei protocolli di sicurezza imposti. Sono stati eseguiti test regolari per monitorare la contaminazione ambientale e garantire che i livelli di esposizione rimanessero al di sotto delle soglie di rischio. Inoltre, sono stati adottati sistemi di filtrazione avanzati per ridurre al minimo la dispersione di particelle nell’aria. Questi includono l’uso di tute protettive per i lavoratori, sistemi di ventilazione per prevenire l’accumulo di particelle tossiche e procedure rigorose per il trattamento e lo smaltimento dei residui di piombo. Le acque piovane, evacuandosi attraverso le gargolle, trasporteranno il metallo.

Il vetro colorato: l’arte che filtra la luce

Il vetro colorato è un elemento fondamentale dell’arte gotica. L’illuminazione diretta attraverso le grandi finestre gotiche creerebbe forti contrasti di luce e ombra, che maschererebbero l’estetica maestosa dei pilastri e delle volte. Grazie ai vetri colorati, invece, la luce viene filtrata e diffusa in modo uniforme, creando un’atmosfera unica e avvolgente. Ad esempio, i rosoni principali di Notre-Dame proiettano sulle pareti giochi di luce vivaci e simbolici, che contribuiscono a rendere l’ambiente suggestivo e spirituale. Durante il tramonto, la luce dorata che attraversa i vetri colorati si diffonde nella navata centrale, creando un’atmosfera mistica che amplifica la bellezza dei dettagli architettonici. I vetri colorati, filtrando la luce, mettono in risalto l’architettura e creano un’atmosfera propria alla spiritualità. Inoltre, permettono di realizzare immagini che illustrano i testi sacri. I maestri vetrai lavorano direttamente sui cantieri, installando i loro laboratori. Una sfida ricorrente è mantenere le alte temperature necessarie per ore, trasformando sabbia e ossidi coloranti in un vetro traslucido dai colori brillanti, come quelli del Medioevo, una vera e propria alchimia.

Simboli di rinascita e maestria

Dopo l’incendio, Philippe Villeneuve, architetto in capo ai monumenti di Parigi, ha avuto l’idea di creare un nuovo gallo per la guglia di Notre-Dame, ispirato al mito della fenice che rinasce dalle ceneri. Questo progetto è stato approvato dal comitato scientifico e tecnico per il restauro della cattedrale. Mentre il vecchio gallo conteneva un frammento della Corona di spine, una reliquia di San Dionigi e un’altra di Santa Genoveffa, il nuovo gallo include anche un elenco di tutti coloro che hanno lavorato per il salvataggio di Notre-Dame di Parigi. Prima di essere collocato in cima alla guglia, a 98 metri di altezza, il nuovo gallo dorato è stato benedetto dall’arcivescovo di Parigi, Monsignor Laurent Ulrich.

La scelta di ricostruire Notre-Dame secondo il restauro di Viollet-le-Duc ha introdotto una ricchezza cromatica in un edificio che il tempo aveva sbiadito. Non si sa fino a che punto, nel Medioevo, la pittura fosse usata nelle cattedrali, ma è certo che statue e sculture erano policrome. Ciò che colpisce oggi è la delicata tonalità dorata della pietra, una volta ripulita, che restituisce all’edificio un aspetto luminoso.

L’esperienza del restauro di Notre-Dame dimostra come l’arte e la tecnologia possano fondersi per preservare e valorizzare un patrimonio di inestimabile valore.

Conclusioni e Riflessioni sulla Rinascita di Notre-Dame

L’incendio di Notre-Dame del 15 aprile 2019 è stato un momento di grande dolore e smarrimento, ma ha anche segnato l’inizio di una straordinaria dimostrazione di solidarietà e competenza. Con uno sforzo collettivo senza precedenti, che ha unito maestranze artigianali, esperti di restauro, architetti e volontari, la cattedrale è riuscita a rinascere, riaffermandosi come simbolo di resilienza e speranza. Oltre 840 milioni di euro sono stati raccolti grazie al contributo di donatori da tutto il mondo, e un migliaio di artigiani ha lavorato instancabilmente per restituire Notre-Dame al suo splendore originario.

Carlo Blasi: l’Architetto Italiano Dietro il Restauro

Un ruolo significativo in questa impresa è stato svolto da Carlo Blasi, architetto fiorentino e unico italiano coinvolto nel progetto di restauro. Blasi, esperto di strutture storiche, ha affrontato sfide tecniche e logistiche straordinarie, come l’edilizia acrobatica necessaria per smontare i ponteggi danneggiati dal fuoco. La sua esperienza maturata con interventi su edifici monumentali in Italia — come la cattedrale di Norcia e le chiese colpite dal terremoto in Emilia-Romagna — ha rappresentato un contributo fondamentale. “È stata un’avventura eccezionale, il massimo della mia vita professionale”, ha dichiarato Blasi, che ha viaggiato tra Firenze e Parigi più di 200 volte per seguire ogni fase dei lavori.

Notre-Dame: Simbolo Universale di Resilienza

La storia di Notre-Dame è intrecciata con quella della Francia e del mondo intero. Ogni pietra racconta di eventi storici, celebrazioni e tragedie. La sua rinascita in tempi record non è solo un esempio di capacità tecnica e organizzativa, ma anche di unione e dedizione. Come ha sottolineato Emmanuel Macron, “Ricostruiremo la cattedrale ancora più bella”. Questo obiettivo è stato raggiunto, rispettando l’autenticità storica e incorporando le migliori tecnologie moderne per garantirne la sicurezza.

Un Messaggio di Gratitudine

Vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile questa straordinaria impresa: gli artigiani, gli architetti, i donatori e i cittadini che hanno mostrato il loro amore e la loro dedizione per un patrimonio che appartiene a tutti noi. Notre-Dame non è solo un monumento, ma un simbolo di speranza e di forza collettiva. 

“Le cattedrali non sono solo i più bei monumenti della nostra arte, ma gli unici che vivono ancora la loro vita integrale.”
Marcel Proust


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