Abstract
La Penisola Sorrentina, rinomata meta turistica, ha subito un processo di romanizzazione tra il IV e il I secolo a.C., con la costruzione di ville aristocratiche lungo la costa, tra cui la villa di Punta del Capo, nota oggi come “Bagni della Regina Giovanna”. Questa villa marittima romana, dedicata alla produzione agricola e al lusso, è ben conservata e affascina per la sua storia e leggenda, legata alla regina Giovanna II d’Angiò. Nel tempo, il turismo ha trasformato la regione, creando sfide per la conservazione del patrimonio culturale e paesaggistico.
Alla scoperta dei Bagni della regina Giovanna – Il Restauro Architettonico
La Penisola Sorrentina è una popolare meta turistica, nota per il suo paesaggio mozzafiato. Situata tra il Golfo di Napoli a nord e il Golfo di Salerno a sud, la penisola rappresenta l’estremità della catena montuosa dei Monti Lattari. La zona subì un processo di romanizzazione dalla fine del IV secolo a.C. al I secolo a.C. In questo periodo, l’impianto urbano di Sorrento fu monumentalizzato, con la costruzione di terme, un teatro, un foro e altri edifici pubblici. Lungo la costa, sorsero ville rustiche di aristocratici romani, dedite alla produzione vinicola e alla lavorazione di anfore e calici. Dal Medioevo, e in particolare dal XVI secolo, molte di queste ville furono sostituite da torri di avvistamento contro i Saraceni, mentre altre vennero convertite in monasteri o ville private. Inoltre, si svilupparono ulteriori insediamenti a partire dai primi “Casali” medievali. Spicca la villa di Punta del Capo, vicino a Sorrento, ancora ben conservata e nota come “Bagni della Regina Giovanna” tra i siti di interesse.
La Villa Marittima Romana di Sorrento: Un Tesoro del Passato Passeggiando lungo la costa della Penisola Sorrentina, si possono ammirare i resti di una villa romana costruita secondo il modello delle “villae maritimae”. Queste ville sfruttavano la vicinanza al mare, offrendo lusso e protezione agli approdi privati. Tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., la classe dirigente romana scelse il golfo napoletano come rifugio estivo, favorendo la costruzione di queste “ville di ozio”. Il paesaggio costiero settentrionale della Penisola Sorrentina è caratterizzato da ville marittime con portici, discese a mare, piscine, ninfei e grotte, circondate da territori agricoli. Questi “fundus” non solo sostenevano le ville, ma producevano un surplus per la commercializzazione. L’aristocrazia romana considerava l’agricoltura un vero status symbol, con le ville dedite alla produzione di vino, olio, grano e agrumi, oltre alla pesca e all’allevamento di crostacei, molluschi e pesci. Uno degli esempi meglio conservati è la villa di Punta del Capo, vicino a Sorrento, conosciuta come “Bagni della Regina Giovanna”. Questa villa affascina i visitatori da secoli con la sua bellezza senza tempo, offrendo un’esperienza unica nel glorioso passato romano.
Il poeta latino Publio Papinio Stazio celebra la lussuosa dimora del suo amico Pollio Felice in due componimenti delle sue “Silvae”. Questi versi sono fondamentali per comprendere la struttura dell’antica villa e hanno un notevole valore storico e paesaggistico, nonostante siano controversi. Stazio ci informa che l’amenità e il fascino del sito derivano da sapienti interventi umani.
“La natura ha mostrato propensione per questa plaga; qui, arresasi al coltivatore, si è ammansita, docilmente cedendo ad usi precedentemente ignoti. Dove ora vedi pianure, prima c’era un monte, e anfratti inaccessi al posto degli edifici in cui adesso entri. Ove scorgi alti boschi, lì non c’era neppure il terreno: ogni cosa il proprietario ha piegato al suo volere, e il suolo, corrispondendogli, di lui gioisce, che le rocce modellò e divelse. Osserva ora come abbiano di buon grado accolto le rupi le direttive loro impartite, e come la montagna nella casa penetri o se ne allontani secondo quanto ad essa prescritto.”
Tradizionalmente si riteneva che la villa romana nei “Bagni della Regina Giovanna” corrispondesse a quella descritta dal poeta. Tuttavia, recenti studi suggeriscono che la villa del patrizio si trovasse sulla Calcarella, verso Cala di Puolo. La villa di Punta del Capo è meglio conservata rispetto ai resti lungo la costa. Non ci sono edifici moderni sui resti marittimi di questa villa, a differenza di altre zone. La villa era composta da una “domus” o “pars rustica” con il suo “fundus”, probabilmente per la produzione del vino Surrentinum. Si trovava in un’area acquistata dal comune, con uliveti e agrumeti, e una “pars maritima”, i cui resti sono visibili sulla piattaforma calcarea. L’edificio si estendeva su terrazze digradanti fino alla parte marittima, con tre approdi. Le ville descritte da Stazio offrono uno spaccato di un passato glorioso, dove la bellezza del paesaggio e l’ingegno umano si fondevano in un’armonia perfetta, creando un patrimonio di valore storico e culturale. La villa marittima di Punta del Capo è stata oggetto di studi approfonditi nel corso degli anni. Il lavoro di Mingazzini e Pfaister del 1946 ha fornito una planimetria del complesso e documentato strutture murarie non più visibili lungo le pendici sud-ovest del capo. Questo studio è stato recentemente riesaminato da Mario Russo nella sua sintesi sulla villa. Tuttavia, il lavoro di Mingazzini e Pfaister non aveva incluso la parete concava in opera reticolata sopra il bacino dell’approdo interno, che fungeva da confine tra “pars maritima” e “pars rustica”. Inoltre, mancava la parte superiore della villa marittima, compreso il quadriportico e gli ambienti circostanti, scoperti negli anni Sessanta da Rakob dell’Istituto Germanico. Solo recentemente, grazie al progetto della Humboldt Universität, che ha condotto ricognizioni geologiche e archeologiche di superficie e subacquee, si è ottenuta una migliore comprensione della “pars maritima”, del collegamento con la “pars rustica”, degli approdi e del rapporto della villa con il mare.
La “pars rustica” della villa occupava gran parte del promontorio del Capo di Sorrento, sia sul lato orientale che occidentale. Oggi, lungo la discesa sul lato sinistro, sono visibili i resti delle cisterne che alimentavano la “domus”. Una cisterna integra e interrata, con dieci volte a botte, e parte di una seconda, si trovano a monte della “domus” in proprietà privata. La Humboldt Universität sta conducendo indagini nella “pars rustica”, ora un uliveto comunale, tramite analisi georesistive e saggi stratigrafici. La villa marittima era separata dalla “pars rustica” da un grande bacino naturale sul lato sud, riparato dal mare e circondato da pareti rocciose. Sul lato est c’era un’apertura nella roccia che comunicava con il mare, e secondo Humboldt, anche una più ampia apertura sul lato ovest. Sul lato sud c’era un corridoio anulare per raggiungere la parte marittima, fiancheggiato da un imponente muro concavo in opera reticolata. Questo muro fungeva da contenimento della terrazza superiore della “pars rustica” e copriva la faccia della retrostante cisterna a cinque concamerazioni.
Il sistema portuale si trova sul lato settentrionale del bacino. Studi recenti hanno identificato una porta d’accesso sul lato ovest, più ampia di quella sul lato opposto, che permetteva l’ingresso all’approdo interno anche a imbarcazioni di medio formato in condizioni di mare calmo. La decorazione monumentale lungo il fronte nord del capo evidenzia la creazione di una quinta architettonica affacciata sul mare, composta da terrazzamenti, facciate ascendenti, un porto, frangiflutti e moli. Il programma decorativo della villa, confrontabile con i complessi raffigurati negli affreschi pompeiani, includeva un gruppo scultoreo sulla punta nord-est del promontorio e un’imponente statua di bronzo nel bacino, a testimonianza della ricchezza e dello status sociale del proprietario. Le analisi stratigrafiche hanno stabilito che la villa fu costruita in opera reticolata intorno al secondo quarto del I secolo a.C., utilizzando tufo giallo napoletano e tufo grigio sorrentino. Una seconda fase costruttiva, forse parziale, è stata identificata nell’angolo nord-ovest, dove furono costruiti quattro pilastri in opera mista intorno alla metà del I secolo d.C., probabilmente in seguito a un parziale crollo delle strutture dovuto a terremoti e all’eruzione del 70 d.C. Questa villa marittima è un esempio straordinario dell’abilità architettonica e del lusso della classe dirigente romana, offrendo uno sguardo sul passato glorioso, con la sua imponente struttura, le elaborate decorazioni e il sistema di approdi.
Il sito di Capo Sorrento, celebrato dalla letteratura di viaggio settecentesca come essenziale della Campania pittoresca, è ricco di storia e fascino. Le leggende, in particolare quelle riguardanti la regina Giovanna II d’Angiò, aggiungono al suo incanto, insieme ai resti del mondo romano. Secondo la leggenda, la regina Giovanna II incontrava i suoi amanti nelle acque della piscina naturale di Capo Sorrento, dando al sito il nome di “Bagni della Regina Giovanna”. Simili storie hanno influenzato l’immaginario popolare, come quella del coccodrillo nel fossato del Maschio Angioino che divorava gli amanti della regina. Studi recenti mettono in discussione la veridicità di queste leggende. Nel libro “La Regina Giovanna II – Una sovrana al tramonto del regno angioino”, Mimmo Liguoro suggerisce che le storie potrebbero essere nate dalla fantasia di donne e comari che, sedute nei vicoli, pensavano alla regina con ammirazione, paura e invidia. Molte di queste storie potrebbero essere esagerate o inventate, nonostante la propensione della sovrana per la compagnia di favoriti. Nonostante ciò, la leggenda della regina Giovanna contribuisce al fascino di Capo Sorrento, dove storia e mito si intrecciano creando un’atmosfera suggestiva.
“Pane, amore e…” 1955 di Dino Risi, con Vittorio De Sica e Sophia Loren, è ambientato ai Bagni della Regina Giovanna a Sorrento. Il protagonista, Antonio Carotenuto, è un ex maresciallo dei Carabinieri che si trasferisce a Sorrento per dirigere la stazione dei vigili urbani. Viene sedotto da Donna Sofia, una pescivendola di Marina Grande, che cerca di mantenere l’appartamento del comandante senza cedere a un legame amoroso. I due si incontrano ai Bagni della Regina Giovanna, all’epoca un luogo isolato e romantico. Tuttavia, l’incontro viene interrotto da preti che giocano a pallone e dal sindaco che mostra la zona a dei gentiluomini. Il film evidenzia il passaggio dei Bagni della Regina Giovanna da luogo segreto a destinazione turistica di rilievo culturale. Le immagini del film hanno contribuito a diffondere la fama di questo angolo di paradiso, creando un legame tra il suo passato storico e leggendario e il suo ruolo contemporaneo come meta turistica. Questa riscoperta ha segnato un nuovo capitolo nella storia del sito, influenzato da una crescente attenzione culturale e turistica.
I Bagni della Regina Giovanna, un sito non segreto, hanno attratto visitatori per secoli grazie al loro suggestivo paesaggio. La penisola sorrentina ha mantenuto il suo fascino e si è affermata come meta turistica di alto livello tra il XVIII e il XIX secolo, specializzandosi nell’accoglienza di un turismo raffinato e intellettuale fino al secondo dopoguerra. Dopo l’Unità d’Italia, il turismo è rapidamente cresciuto, diventando un settore economico importante come l’agricoltura e la pesca, causando un’espansione urbana significativa. Secondo Roberto Pane, la costruzione della strada de Maio e delle successive strutture ricettive ha avuto un impatto negativo sul paesaggio. L’inaugurazione della ferrovia Circumvesuviana nel 1948 ha facilitato l’accesso a Sorrento, portando a una crescita demografica e urbanistica, con la trasformazione di aree agricole in nuove zone residenziali e turistiche. Tra gli anni ’50 e ’80, c’è stata un’enorme espansione delle strutture alberghiere, convertendo gran parte della popolazione locale all’attività turistica stagionale. Oggi Sorrento è una meta turistica internazionale, con un’economia incentrata principalmente sul turismo e il terziario, incluso il settore immobiliare. L’apertura verso l’Occidente di nuovi mercati, come Russia e Cina, ha portato nuovi flussi turistici.
Lo sviluppo turistico rapido di Sorrento ha creato problemi per le famiglie e i giovani locali. L’aumento di case vacanza e i costi elevati hanno portato all’invecchiamento della popolazione e all’emigrazione dei giovani per la mancanza di alloggi accessibili. L’economia di Sorrento si basa principalmente su turismo, commercio, agricoltura e artigianato. Il settore turistico-alberghiero è cresciuto con l’espansione di strutture ricettive low-cost, come Bed & Breakfast e affittacamere, causando un aumento del traffico. Un esempio è il sito archeologico dei Bagni della Regina Giovanna, diventato molto popolare sui social media senza un’adeguata gestione. L’accesso difficoltoso e il flusso di imbarcazioni hanno causato danni ambientali. Nonostante gli sforzi dei volontari, persistono resistenze da parte degli operatori turistici. È essenziale trovare un equilibrio tra sviluppo turistico e tutela del patrimonio naturale e storico-culturale di Sorrento, preservando la qualità di vita dei residenti.
Concludo con questa citazione del sindaco di Sorrento nel film “Pane, Amore e…” (1955)
“Come vede, sua eccellenza, in questa mirabile conca un patrizio romano di nome Pollio Felice costruì una villa di cui sopravvivono le mura maestre in reticulatum di laterizio. La leggenda attribuì alla Regina Giovanna… una spiccata preferenza per questo luogo che oggi è diventato un delizioso rifugio di innamorati … Purtroppo queste meravigliose acque sono inquinate dai rifiuti delle navi di passaggio e dagli scarichi delle fognature della città”
Ringrazio l’architetto Ludovica Fiodo per aver fornito la documentazione per questo episodio. Grazie per averci accompagnato in questo viaggio alla scoperta della storia e della bellezza dei Bagni della Regina Giovanna. Per ulteriori approfondimenti sull’architettura e il restauro, seguiteci sui nostri profili social, su YouTube, a presto.
Bibliografia
- Antonio Mingazzini & Johannes Pfister – “Le ville marittime romane di Sorrento” (1946)
- Roberto Pane – “Sorrento e la penisola sorrentina: studio storico e urbanistico” (1959)
- Hans Peter Isler & Wolfgang Ehrhardt Rakob – “Sorrento e le sue ville romane” (1967)
- Giorgio De Simone – “Sorrento Antica e Moderna” (1983)
- Mimmo Liguoro – “La Regina Giovanna II – Una sovrana al tramonto del regno angioino” (2000)
- Valeria Sampaolo – “Ville e palazzi romani tra Napoli e Sorrento” (2003)
- AA. VV. – “Campania Felix: le ville romane sul mare” (2005)
- Progetto Humboldt Universität – “Sorrento e le sue ville romane: ricognizioni geologiche e archeologiche” (2010)
- Mario Russo – “Le ville marittime di Sorrento” (2020)
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