Il contributo di Antoine Chrysostome Quatremère de Quincy alla cultura del restauro è doppio. In primo luogo, deriva dalla definizione del termine restauro che ha proposto nel suo dizionario storico di architettura pubblicato in Francia nel 1832. In secondo luogo, deriva dalla sua costante attività di opposizione all’alienazione dei principali monumenti francesi e all’opera di spoliazione di quelli stranieri. Quatremère de Quincy è stato un precursore della tesi di Viollet le Duc, poiché sosteneva un restauro inteso come completamento.
“l’unità che per Quatremère costituisce la dimensione sovrastorica dell’architettura deve essere posta come fine sia della progettazione sia del restauro. Pertanto, mentre denigra qualsiasi aspetto pittorico che faccia assimilare l’edificio alla natura ritiene che sia possibile sostituire la materia al fine di ricomporre la perdita di unità”
Dichiara Quatremère,
“ poiché l’architettura si compone di parti similari che possono mediante un esatta osservazione di misure essere identicamente copiate e riprodotte.”
Ha autorizzato e diffuso l’esercizio tranquillo della copia e, di conseguenza, il “restauro” come pratica di produzione di nuova materia al posto di quella giunta a noi. Il dizionario storico di architettura di Quatremère è un’opera laboriosa e complessa con un ruolo normativo e strumentale per l’architettura del classicismo accademico. Si era proposto di riunire nella forma e con il metodo i materiali principali di una “storia universale dell’architettura”. L’architettura ha sempre avuto bisogno di dizionari specializzati, poiché la produzione degli architetti è codificata .Con Quatremère viene stabilito definitivamente ciò che verrà chiamato la dettatura accademica.
“Rifare una cosa le parti guaste e quelle che mancano o per vecchiezza o per altro accidente”
Inizialmente, nella traduzione italiana del dizionario di Quatremère, la definizione di restauro viene utilizzata sia in materia di scultura che di architettura. Un esempio di questo è a Roma, dove si comincia a cercare tra le rovine.
“gli avanzi delle statue mutilate che il tempo e le vicende avevano sepolto sotto le ruine degli edifici” . Si cerco di rendere loro la integrità della forma primitiva rifacendo con la stessa materia le parti guaste e le membra in cui erano mancanti ed in ciò consiste il restaurare.
La principale differenza tra il restauro scultoreo e quello architettonico è che le opere scultoree lacunose richiedono un contributo creativo, mentre questo non è necessario per il restauro architettonico.
“dice Quatremère l’architettura si compone nelle sue opere di parti similari che possono, mediante un esatta osservanza delle misure essere identicamente copiate o riprodotte”
Il processo di integrazione del monumento può essere semplice e non richiedere ingegno, poiché si tratta solo di sostituire la materia. Tuttavia, è importante fare una distinzione tra le parti originali del monumento e quelle aggiunte, in modo da evitare che l’osservatore possa fare errori di interpretazione. L’idea di un restauro inteso come reintegrazione di parti mancanti è basata su due considerazioni fondamentali: che tale operazione di restauro non dovrebbe indurre in errore nessuno ; e che molti monumenti antichi sarebbero ben conservati se qualcuno si fosse preso la cura di rimettere al loro posto i materiali caduti o di sostituire una pietra con un’altra.
Quatremère de Quincy critica apertamente il “ruinismo inglese” e sostiene l’importanza di seguire un criterio preciso nella scelta degli interventi sui ruderi archeologici, basato sia sull’interesse che il monumento riveste sia sul suo grado di decadimento. Sostiene inoltre che la manutenzione costante dei monumenti può allontanarne la distruzione e quindi la perdita definitiva. Per gli edifici classici ricchi di ornamenti, Quatremère suggerisce di riportare insieme le parti mancanti, ma di lasciare chiaramente visibili i dettagli riportati, in modo che l’osservatore possa distinguere l’opera antica da quella aggiunta in seguito. Si riferisce in particolare all’intervento di Valadier sull’Arco di Tito.
La voce restaurazione all’interno del suo dizionario trova una sua definizione “ restaurazione dicesi in architettura in un senso meno materialmente meccanico del lavoro che l’artista intraprende e che consiste nel ritrovare dietro gli avanzi o le descrizioni di un monumento, l’antico suo insieme e il compimento delle sue misure, delle sue proposizioni e dei suoi dettagli.”
“Monumento” termine che ha un attenzione rilevante per Quatremère
“esso è un segno proprio a richiamare la memoria dei fatti delle cose e delle persone”
Quatremère de Quincy sostiene che il criterio di conservazione dei monumenti può essere applicato sia agli edifici più grandi che alle piccole medaglie, e può essere esteso a ogni genere di edificio. Tuttavia, ci sono alcuni edifici di natura modesta che, secondo Quatremère, non possono essere considerati “monumenti“ degni di nota dal punto di vista architettonico, e quindi soggetti a un giudizio di valore. Quatremère introduce inoltre il concetto di “tipo”, che rappresenta il superamento della nozione classica di imitazione degli antichi e il passaggio a una poetica della memoria, intesa come un insieme di norme. Per Quatremère, l’imitazione degli antichi deve essere superata in favore di un approccio più attento alla conservazione dei monumenti.
“non già copiare quello che si è fatto bensì guardare alla realtà con i loro occhi ed imitarli il modo in cui si è operato”
Quatremère lotto con decisione contro le spoliazioni dei monumenti specialmente quelle operate dal generale Bonaparte in Italia. “le opere d’arte compongono un tutto organico con l’ambiente sul quale sono collocate e dal quale traggono il loro storico significato.”
Le teorie di Quatremère de Quincy sulla conservazione dei monumenti sono racchiuse nel libro “Lettere a Miranda”, composto da sette lettere indirizzate al generale Mirande e pubblicate a Parigi nel 1796. L’obiettivo del libro era quello di impedire la massiccia spoliazione di opere d’arte che la Francia del Direttorio stava compiendo durante la campagna di Italia. Il libro fu ristampato da Canova in diverse occasioni, contribuendo a diffondere il pensiero di Quatremère. A Quatremère viene riconosciuto il merito di essere stato tra i primi sostenitori della conservazione “in situ” delle opere d’arte, ovvero la salvaguardia dell’opera nel luogo in cui è stata originariamente collocata. Sosteneva che ciò fosse importante per conservare l’atmosfera che era inseparabile dall’oggetto artistico, e che quando questa viene interrotta, le sensazioni prodotte dalla relazione fra l’opera e l’ambiente vengono irrimediabilmente perse. Sosteneva inoltre che il trasporto dell’opera comporta un processo di mutamento della sua realtà.
Concludo questo episodio con l’ultimo pensiero di Quatremère il quale scrisse in lettere a miranda 1796 “Le ricchezze delle scienze e dell’arti non sono tali se non appartengono a tutti; purché siano pubbliche e ben conservate, che importa quale paese sia depositario: esso non è che il custode del mio museo! Se le tenesse nascoste, se ne abusasse, se le lasciasse deperire, meriterebbe di essere sposseduto: altrimenti occorre pagarlo perché ne abbia cura”.
