Benvenuti nel nuovo appuntamento della Rubrica del Sabato: Progetti di Restauro, curata dalla redazione del Podcast Il Restauro Architettonico. Questa settimana analizziamo un intervento che ridefinisce il rapporto tra memoria e spazio vuoto.
Il recupero dell’Antico Monastero delle Clarisse a Beas de Segura (Jaén) travalica la definizione tradizionale di restauro per approdare a quella, più complessa, di riscrittura spaziale. Edificato nel XVI secolo e sconsacrato nel 1835, il complesso ha subito un processo di cannibalizzazione residenziale talmente aggressivo da vedere l’inserimento di intere abitazioni all’interno della navata della chiesa. L’intervento di Pablo Millán, promosso dal Comune dopo un lungo processo di acquisizione, lavora sulla memoria traumatica dell’edificio.
La Sfida Progettuale: Il Ritrovamento dell’Impronta
La saturazione abitativa aveva cancellato la morfologia tipologica del complesso. La sfida non era solo rimuovere le superfetazioni, ma ritrovare l’impronta (“huella”) dell’impianto originale per ristabilire le gerarchie perse. Il progetto è stato concepito come un “progetto di assenze”: dato che la quasi totalità dei corpi di fabbrica (dormitori, refettorio) era andata perduta, l’architettura doveva rendere manifesti questi vuoti piuttosto che colmarli arbitrariamente.
La Soluzione Tecnica: Anastilosi e Vuoto Ordinatore
L’operazione si fonda su due azioni distinte ma complementari:
- Lo Svuotamento (“Vaciado”): All’interno, l’eliminazione delle partizioni domestiche ha rivelato le cicatrici dell’edificio. Queste tracce non sono state intonacate, ma lasciate “fossilizzate” sulle pareti bianche come texture narrativa che testimonia la storia dell’occupazione.
- Il Chiostro come Vuoto: Essendo il chiostro l’elemento generatore della tipologia conventuale, il progetto lo ricostituisce non come volume pieno, ma come spazio vuoto riposizionato esattamente sul sedime originale. Attraverso un’operazione di anastilosi patrimoniale, utilizzando parti disperse recuperate, si è ricreata la volumetria del chiostro che ora torna a ordinare le “stanze perdute” e a connettere la chiesa con gli spazi adiacenti.
Parola al Progettista
Pablo Millán descrive così la genesi dell’intervento: “Quando il progetto si genera come un esercizio di svuotamento più che di addizione, sono gli elementi esistenti a definire l’intervento […] Il processo di disvelamento di ciascuno degli eventi accaduti in questi spazi diviene anche un processo di riscoperta della storia.”
A Beas de Segura, l’architettura non nasce dall’aggiunta, ma dalla sottrazione e dal riposizionamento. Millán ha trasformato un insieme di ruderi abitati in un sistema coerente dove il vuoto non è mancanza, ma sostanza costruttiva capace di evocare la vita monastica che fu.
Foto: Javier Callejas Sevilla – Courtesy of: Pablo Millán
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