Alois Riegl e il Culto Moderno dei Monumenti: la teoria dei valori – Il Restauro Architettonico
Analisi del testo del 1903 che ha introdotto il concetto di “patina”, il relativismo storico e la gestione dei conflitti nella tutela.
Se dovessimo individuare il momento esatto in cui la sensibilità verso il patrimonio culturale è diventata “moderna”, dovremmo guardare al 1903. È l’anno in cui lo storico dell’arte austriaco Alois Riegl pubblica “Il culto moderno dei monumenti. Il suo carattere e i suoi inizi” (Der moderne Denkmalkultus).

Questo testo non è solo una pietra miliare della teoria del restauro; è il fondamento del nostro attuale modo di guardare al passato. In questo articolo, tratto dall’ultimo episodio del podcast Il Restauro Architettonico, analizziamo la celebre tassonomia dei valori di Riegl per comprendere come le sue intuizioni guidino ancora oggi le scelte in cantiere.
Che cos’è il “Culto Moderno”?
Riegl definisce “culto moderno” l’attitudine, nata tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, di venerare e tutelare i monumenti del passato indipendentemente dalla loro funzione o dal messaggio originale.
A differenza delle epoche precedenti, dove si tutelavano solo oggetti specifici (monumenti eretti per ricordare eventi o personaggi), la modernità estende l’interesse a tutti i manufatti storici e artistici. Riegl nota un cambiamento epocale nella sensibilità del pubblico (Publikum):
- La massa non è più interessata solo al nuovo o al funzionale.
- Si apprezza l’antico in sé, il frammentario e, soprattutto, la patina del tempo.
Se l’Ottocento è stato il secolo del valore storico (la ricerca della verità documentaria), il Novecento per Riegl è il secolo del valore dell’antico: la capacità di commuoversi di fronte ai segni del tempo che passa.
Monumento Intenzionale vs Non Intenzionale
Il cuore della teoria riegliana risiede in una distinzione fondamentale sulla natura del monumento (Denkmal):
- Monumento Intenzionale: Opere create appositamente per tramandare un ricordo (es. archi di trionfo, lapidi, statue commemorative). La loro funzione è esplicita.
- Monumento Non Intenzionale: Edifici o manufatti che non sono nati per essere “monumenti” (es. una casa medievale, un vecchio mulino), ma a cui noi oggi attribuiamo un valore storico o artistico.
Questa distinzione è rivoluzionaria: il carattere monumentale non è intrinseco nell’oggetto, ma risiede nell’attribuzione di valore da parte dell’osservatore moderno.
La Tassonomia dei Valori
Per gestire la complessità della tutela, Riegl elabora una tassonomia dei valori, dividendoli in due macro-categorie: valori di memoria (rivolti al passato) e valori contemporanei (rivolti al presente).
1. I Valori di Memoria (Erinnerungswerte)
- Valore Storico (Historischer Wert): Considera il monumento come un documento insostituibile, un “anello” della catena evolutiva della storia. Il suo obiettivo è istruire. Richiede la conservazione dell’originale e vieta le falsificazioni, ma talvolta può spingere a rimuovere aggiunte posteriori per svelare una fase storica specifica (il rischio del “ripristino”).
- Valore d’Età (Alterswert): È il valore più innovativo introdotto da Riegl. Risiede nei segni del tempo: la patina, il degrado, le lacune. Non richiede cultura storica per essere apprezzato, poiché fa leva sull’emozione della transitorietà delle cose umane. È un valore “democratico” ma pericoloso se estremizzato, poiché potrebbe portare ad accettare la rovina totale pur di non intervenire.
- Valore Commemorativo Intenzionale: Riguarda i monumenti nati per celebrare. Richiede spesso il restauro (“eterna giovinezza”) per mantenere leggibile il messaggio celebrativo.
2. I Valori Contemporanei (Gegenwartswerte)
- Valore d’Arte (Kunstwert): Riegl introduce il concetto di Valore d’Arte Relativo. Non esiste più un bello assoluto; ogni epoca ha il suo Kunstwollen (volontà d’arte). Pertanto, apprezziamo opere di stili diversi e tendiamo a conservarle tutte, rispettando le stratificazioni stilistiche invece di correggerle come si faceva nel restauro stilistico ottocentesco.
- Valore d’Uso (Gebrauchswert): È l’utilità pratica dell’edificio nel presente. Per Riegl, la vita fisica dell’opera è prioritaria: se un edificio deve essere usato, bisogna garantirne la sicurezza e la funzionalità, anche a costo di compromessi con il valore di antichità.
Le Antinomie: il conflitto alla base del Restauro
La grandezza di Riegl sta nell’aver capito che questi valori non possono coesistere pacificamente. Essi generano delle antinomie (conflitti) strutturali:
- Valore d’Età vs Valore di Novità: Il valore d’età ama la patina e il degrado; il desiderio di “nuovo” (spesso legato all’uso o al gusto comune) vorrebbe vedere l’opera integra e perfetta. Il restauro moderno si muove tra questi estremi, rallentando il degrado senza cancellare la storia.
- Valore d’Uso vs Conservazione: Per rendere abitabile un palazzo antico servono impianti e consolidamenti che alterano la materia storica.
- Valore Storico vs Valore d’Arte: A volte per recuperare l’unità estetica di un’opera (valore d’arte) si sacrificano tracce storiche importanti ma “brutte”; altre volte, per conservare la storia, si accetta una frammentazione estetica.
Il “Moderno” come metodo decisionale
Riegl non fornisce una ricetta valida per tutti i casi. La sua lezione è che la gerarchia dei valori è variabile.
Nel culto moderno non esiste un dogma assoluto (né l’unità di stile, né la pura rovina). Il progetto di restauro diventa quindi un dispositivo decisionale: il progettista deve analizzare il caso specifico, riconoscere i valori in gioco e negoziare un compromesso.
- In un rudere archeologico, prevarrà il valore d’età e storico (conservazione pura).
- In un edificio residenziale storico, il valore d’uso imporrà adattamenti necessari, cercando di minimizzare i danni ai valori di memoria.
“Il culto moderno dei monumenti” ci insegna che il restauro non è mai un’operazione tecnica neutrale, ma un atto critico. Riconoscere la pluralità dei valori significa accettare che ogni intervento è una mediazione tra le ragioni del passato (la memoria) e le necessità del presente (l’uso e l’arte).
Riegl ci ha consegnato gli strumenti intellettuali per evitare sia l’idolatria del passato che la sua cancellazione, fondando l’etica della conservazione contemporanea.
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