Chi era Frank Gehry
Frank Owen Gehry è stato un architetto canadese naturalizzato statunitense, celebre per aver rivoluzionato l’architettura contemporanea con le sue forme scultoree e materiali inusuali. Nato a Toronto nel 1929, si trasferì negli Stati Uniti nel dopoguerra e si affermò professionalmente a Los Angeles. La sua carriera, durata oltre sei decenni, lo ha consacrato come uno degli architetti più influenti al mondo. Gehry è scomparso il 5 dicembre 2025 all’età di 96 anni, nella sua casa di Santa Monica, in California. Vincitore del Premio Pritzker nel 1989, è stato definito da Vanity Fair “l’architetto più importante della nostra epoca”. Il suo stile distintivo, spesso associato al movimento decostruttivista (etichetta che però egli respingeva), ha donato un linguaggio formale nuovo all’architettura contemporanea.









Opere iconiche di Gehry
Gehry ha progettato numerose opere diventate immediatamente riconoscibili, veri simboli dell’architettura del tardo XX secolo e oltre. Tra le sue opere più famose si possono citare:
- Guggenheim Museum Bilbao (1997) – Museo d’arte contemporanea a Bilbao, Spagna, rivestito in scintillanti pannelli di titanio. Questo edificio scultoreo è considerato un capolavoro dell’architettura contemporanea e ha innescato il fenomeno noto come “effetto Bilbao” per il suo impatto urbanistico.
- Walt Disney Concert Hall (2003) – Auditorium per concerti a Los Angeles, con esterni in acciaio inossidabile dalle forme curve e ondulate. È diventato un’icona della città di Los Angeles e un esempio lampante dell’estetica di Gehry.
- Fondation Louis Vuitton (2014) – Museo d’arte a Parigi, composto da volumi trasparenti simili a vele spiegate, realizzati in vetro e acciaio. L’edificio mostra l’evoluzione del linguaggio di Gehry verso forme ancora più dinamiche e leggere.
- Gehry Residence (1978) – La sua residenza privata a Santa Monica, ottenuta trasformando e “incapsulando” una modesta casa preesistente con materiali industriali (lamiera ondulata, rete metallica, compensato). Questo progetto, tra i primi che lo resero noto, esemplifica la sua capacità di reinventare l’esistente con un approccio quasi di restauro creativo, conferendo nuova vita a una struttura ordinaria.
Innovazione tra forme e materiali
Le opere di Frank Gehry sono caratterizzate da un linguaggio innovativo sia nelle forme che nei materiali utilizzati. Dal punto di vista formale, Gehry ha introdotto un nuovo tipo di plasticità nell’architettura: edifici dalle curve complesse, volumi frammentati e apparentemente disordinati, che tuttavia compongono un insieme armonioso e fortemente espressivo. Queste architetture sono spesso paragonate a sculture abitabili e hanno ridefinito lo skyline di molte città. Ad esempio, il Guggenheim di Bilbao fu descritto come “un capolavoro del XX secolo” per la sua configurazione audace ma esteticamente coinvolgente. Gehry ottenne tali forme sperimentali anche grazie all’uso pionieristico di software avanzati (come CATIA, originariamente sviluppato per l’industria aerospaziale) che permisero di progettare e realizzare geometrie altrimenti impensabili.
Sul piano dei materiali, Gehry amava impiegare elementi non convenzionali e all’avanguardia. Oltre al titanio e all’acciaio inox già citati, nelle sue opere compaiono spesso vetro, calcestruzzo a vista, legno laminato, zinco e perfino materiali di recupero o industriali come il compensato grezzo e la rete metallica. Questa scelta di materiali era parte integrante del suo linguaggio: superfici brillanti e riflettenti per accentuare l’impatto visivo (come nel caso del titanio a Bilbao) oppure texture grezze e materiche per creare contrasto e inserire l’edificio nel contesto urbano quotidiano (come nella Gehry Residence). L’innovazione nei materiali ha portato Gehry a collaborare con ingegneri e specialisti per spingere i limiti della tecnologia edilizia. Ad esempio, per la manutenzione del rivestimento in titanio del Guggenheim di Bilbao è stato necessario sviluppare già nei primi anni una procedura ad hoc: un sistema di pulizia in loco in quattro fasi, studiato da un centro tecnologico basco, per rimuovere l’opacizzazione dovuta all’inquinamento e ripristinare la lucentezza originale senza dover smontare i pannelli curvi. Questo evidenzia come le scelte innovative di Gehry abbiano anticipato anche nuove sfide tecniche nel preservare l’aspetto delle sue architetture.
Restauro delle opere di Gehry: sfide attuali e future
Parlando di restauro architettonico, le creazioni di Frank Gehry pongono interrogativi interessanti su come andranno conservate per le future generazioni. Pur essendo edifici relativamente recenti, molte opere di Gehry sono già considerate capolavori contemporanei da tutelare, e la loro manutenzione richiede approcci specifici. Di seguito analizziamo alcune delle principali sfide legate al restauro e alla conservazione di queste opere:
- Manutenzione di forme e materiali non tradizionali: Le forme complesse e i materiali speciali impiegati da Gehry implicano programmi di manutenzione insoliti. Come accennato, il Guggenheim di Bilbao dovette sviluppare già entro tre anni dall’apertura un metodo su misura per la pulizia del titanio, al fine di evitare che la patina opaca alterasse l’immagine brillante voluta dall’architetto. Allo stesso modo, altre superfici metalliche o vetrate richiedono cure regolari per preservarne l’aspetto. La sfida è conservare l’intento estetico originario (ad esempio la riflettanza delle superfici metalliche, o la trasparenza cristallina delle vetrate) combattendo al contempo il naturale degrado dovuto agli agenti atmosferici e all’inquinamento.
- Alterazioni necessarie per motivi funzionali: Un dibattito cruciale è se e come intervenire sull’architettura di Gehry quando emergono problemi funzionali o di sicurezza. Un caso emblematico è quello della Walt Disney Concert Hall a Los Angeles: poco dopo l’inaugurazione, i pannelli d’acciaio lucido della sala concerti creavano fastidiosi riflessi abbaglianti e concentrazioni di calore per i residenti e i passanti nel quartiere. La soluzione fu modificare l’opera: nel 2005 alcune porzioni della superficie curva in acciaio inox furono smerigliate (satinate) per ridurre la riflettività. Il team di Gehry partecipò attivamente, testando vari gradi di finitura e selezionando un effetto opaco adeguato. L’intervento fu mirato (circa 4200 piedi quadrati di pannelli furono trattati sopra una determinata area) per risolvere il problema mantenendo l’integrità artistica dell’edificio. Ciò nonostante, la scelta di alterare un’architettura così iconica a soli due anni dall’apertura suscitò dibattito: era giusto modificare l’opera di un maestro per ragioni pratiche?. Questo esempio mostra che in alcuni casi il restauro adattativo – cioè piccole modifiche rispettose del disegno originario – può essere preferibile per garantire sia la fruibilità sia la conservazione a lungo termine. Gehry stesso avallò la modifica, riconoscendo l’importanza di “essere buoni vicini”e di trovare un compromesso tra la purezza del design e il contesto urbano.
- Durabilità e problemi tecnici nel tempo: Un edificio di Gehry, pur concepito come opera d’arte, è soggetto come qualsiasi costruzione a usura, guasti tecnici e invecchiamento dei materiali. Alcuni progetti di Gehry hanno purtroppo evidenziato fragilità col passare degli anni. Ad esempio, il Ray and Maria Stata Center al MIT (2004) soffrì presto di infiltrazioni d’acqua, ghiaccio cadente dai tetti irregolari e muffe, al punto che il MIT intentò causa legale per difetti di progettazione e costruzione. Ancora più drastico il caso di un edificio universitario progettato da Gehry nel 1986 a Irvine (California): un centro di informatica (ICS/ERF) realizzato con finiture economiche, che fu demolito nel 2007 dopo appena 21 anni a causa di seri problemi strutturali dovuti a perdite dal tetto, legno marcescente e impianti malfunzionanti, aggravati da scarsa manutenzione. Questo caso estremo dimostra che la longevità delle opere di architettura contemporanea non è garantita senza un’adeguata manutenzione. La demolizione di quella costruzione, benché dolorosa per il patrimonio architettonico, ha suonato un campanello d’allarme e paradossalmente ha rafforzato la consapevolezza sull’importanza di preservare per tempo gli edifici di Gehry più significativi.
- Trasferimenti e ricollocamenti: Un altro aspetto legato alla conservazione è la possibilità di dover trasferire o ricostruire parzialmente alcune opere di Gehry in futuro, qualora restassero senza contesto o a rischio. Un esempio positivo viene dalla Winton Guest House (1987), una dépendance progettata da Gehry vicino Minneapolis. Quando la proprietà originale fu venduta e l’edificio rischiava l’abbandono, esso fu smontato in otto parti e trasferito 110 miglia più lontano, per essere poi meticolosamente ricostruito nel parco di un centro conferenze universitario. Durante questa complessa operazione di “restauro in movimento”, alcune parti deteriorate (come il garage) sono state rifatte ex novo, ma rispettando fedelmente il design originale. Il successo di tale intervento, inaugurato nel 2011, dimostra che è possibile conservare l’essenza delle architetture di Gehry anche attraverso soluzioni non convenzionali, purché guidate da un rigoroso rispetto per la concezione iniziale.
- Fedeltà all’immagine vs. evoluzione nel restauro: La questione forse più intrigante è se le opere di Gehry dovranno rimanere immutabili nella loro immagine per sempre, oppure se potranno subire trasformazioni nel corso dei decenni mantenendo comunque il loro valore. La teoria del restauro architettonico insegna a privilegiare la conservazione dell’autenticità dell’opera, intervenendo il minimo necessario e in modo reversibile quando possibile. Nel caso di Gehry, l’“autenticità” risiede soprattutto nella forma e nei materiali caratteristici: una curvatura, una brillantezza metallica, un intreccio di volumi. È probabile dunque che i futuri restauri delle sue opere cercheranno di mantenere intatta la percezione originale agli occhi del pubblico. Ciò significa, ad esempio, rimpiazzare elementi usurati con altri identici o equivalenti (sostituire pannelli metallici danneggiati con nuovi pannelli della stessa lega e finitura) invece di alterare l’estetica. Tuttavia, come abbiamo visto, alcune lievi modifiche potranno essere accettate se funzionali e condivise dalla comunità (un’analogia storica: anche monumenti antichi spesso mostrano aggiustamenti o rinforzi apportati nel corso dei secoli, che oggi consideriamo parte della loro storia). Nel XXI secolo assisteremo probabilmente a un equilibrio: le opere di Gehry verranno preservate nella loro iconicità, ma utilizzando tutte le innovazioni tecnologiche necessarie per garantirne la stabilità e la fruizione. Questo potrebbe includere, ad esempio, trattamenti protettivi più avanzati per i materiali, monitoraggi strutturali continui, e in caso di necessità anche interventi di retrofit che però non compromettano l’aspetto visivo originale.
In definitiva, le opere di Frank Gehry sono destinate a diventare “beni storici” del futuro prossimo, e come tali entreranno nei programmi di restauro conservativo al pari degli edifici dei grandi maestri del passato. La sfida sarà approcciare il restauro di queste architetture contemporanee con la stessa sensibilità riservata ai monumenti antichi, riconoscendone il valore artistico e simbolico. La domanda “devono rimanere sempre con la stessa immagine, per sempre?” troverà risposta caso per caso: idealmente sì, l’intento è tramandare ai posteri la stessa emozione visiva che Gehry ha concepito, ma senza ignorare che il trascorrere del tempo e le esigenze pratiche richiedono talvolta adattamenti. La chiave sarà un restauro critico e creativo, capace di rispettare lo spirito “irrequieto” e innovativo di Gehry pur mantenendo vive, il più a lungo possibile, le sue avveniristiche creazioni nel loro splendore originario.
Fonti:
- Architectural Record – Frank Gehry Dies at 96architecturalrecord.comarchitecturalrecord.com
- Los Angeles Times – Frank Gehry, masterful architect… dies at 96latimes.com
- Vanity Fair citato in Wikipedia – Frank Gehryen.wikipedia.org
- Wikipedia – Frank Gehry (introduzione e biografia)en.wikipedia.orgen.wikipedia.org
- Guggenheim Bilbao – comunicato stampa Titanium cleaning (2001)guggenheim-bilbao.eusguggenheim-bilbao.eus
- Los Angeles Times – Hall’s Glare Is Going, Going … (2005)latimes.comlatimes.com
- The Guardian – MIT says Gehry building leaks (2007)theguardian.com
- Architect Magazine – Here Today, Gone Tomorrow (2011)architectmagazine.comarchitectmagazine.com
- Newsroom Univ. of St. Thomas – Winton Guest House Restoration (2011)
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