Dal palazzo sabaudo al museo contemporaneo: il restauro del Castello di Rivoli

Dal palazzo sabaudo al museo contemporaneo : Il restauro del castello di Rivoli Il Restauro Architettonico

Benvenuti a Il Restauro Architettonico. Io sono Vincenzo Biancamano. Oggi raccontiamo il Castello di Rivoli, un’architettura che attraversa i secoli e cambia funzione senza perdere identità: da roccaforte medievale a residenza sabauda, dal grande sogno incompiuto di Juvarra al lungo abbandono, fino alla rinascita come Museo d’Arte Contemporanea. Non un semplice recupero edilizio, ma un caso scuola di dialogo tra conservazione e progetto: muri antichi, ferite storiche e interventi contemporanei distinguibili e reversibili. Ripercorriamo le tappe della sua storia, le ragioni del declino e le scelte critiche del restauro di Andrea Bruno – tra Carta di Venezia e Brandi – per capire come si costruisce un equilibrio tra memoria e uso. In fondo, Rivoli ci chiede: si può custodire il passato trasformandolo?

Dalle origini all’età sabauda: nascita di una residenza

Il Castello di Rivoli, attestato già nell’XI secolo su una collina a ovest di Torino, entra nel dominio dei Savoia dal 1247. Tra tardo Cinquecento e Seicento, sotto Carlo Emanuele I e i suoi successori, la fortezza è trasformata in residenza. Vitozzi e poi i Castellamonte ampliano il complesso in forme tardo-rinascimentali e barocche, realizzando la Manica Lunga (oltre 140 m) come pinacoteca ducale. Alla fine del Seicento Rivoli è un insieme composito: preesistenze medievali e nuove ali barocche, simbolo del prestigio sabaudo.

Il grande progetto incompiuto di Juvarra

All’inizio del Settecento, dopo l’assedio di Torino (1706), Vittorio Amedeo II punta a una reggia moderna. Michelangelo Garove e Antonio Bertola impostano i primi ampliamenti; nel 1716 arriva Filippo Juvarra con un disegno monumentale: nuovo corpo centrale, atrio voltato, scaloni cerimoniali, gallerie. Il cantiere si arresta attorno al 1730: si elevano porzioni delle ali orientali, mentre facciata e corpo centrale restano incompiuti. Basamenti senza colonne, nicchie non finite e scale interrotte testimoniano il “non finito” juvarriano. Negli anni 1790 Carlo Randoni semplifica lo scalone e allestisce ambienti, ma le vicende rivoluzionarie e napoleoniche bloccano di nuovo i lavori. Rivoli entra nell’Ottocento come ibrido: Manica Lunga seicentesca, ali juvarriane tronche, integrazioni tardo-settecentesche.

«L’incompiutezza non è una mancanza da colmare, ma un documento da leggere.»

Declino, usi impropri e rovina (XIX–XX secolo)

Con il ridimensionamento della centralità sabauda e l’Unità d’Italia, il castello perde funzione. Tra caserma e usi impropri, i danni si sommano; a fine Ottocento crolla il tetto della Manica Lunga. I bombardamenti del 1942 aggravano il quadro. Nel 1948 si tenta un ripristino parziale con travi in c.a. al posto delle capriate lignee: intervento d’emergenza, non filologico. Nel secondo dopoguerra Rivoli è un relitto: vegetazione, macerie, solai pericolanti, umidità diffusa.

La svolta: il progetto di Andrea Bruno

Nel 1961 Andrea Bruno avvia i primi consolidamenti. Negli anni Settanta matura la rifunzionalizzazione in Museo d’Arte Contemporanea, colmando una lacuna nazionale. Dopo l’avvio del cantiere nell’agosto 1979, il museo riapre il 18 dicembre 1984 (prima fase, corpo principale); la Manica Lunga viene completata tra 1996 e 2000. Un restauro a tappe, coerente nel metodo.

Principi guida

  • Distinguibilità: niente mimetismi; acciaio, vetro e cemento a vista dichiarano la contemporaneità.
  • Reversibilità: aggiunte appoggiate o autoportanti, smontabili senza danni all’antico.
  • Valorizzazione del “non finito”: l’incompiuto juvarriano resta leggibile come documento storico (Brandi, Carta di Venezia).

Le scelte operative

  • Consolidamenti e puliture delle murature in laterizio; recupero degli intonaci superstiti con tinte neutre.
  • Solai e pavimentazioni: rinforzi e rifacimenti rispettando quote e tecniche tradizionali; reimpiego di materiali originali ove possibile.
  • Coperture: nuove capriate in legno lamellare e manto metallico dove necessario; nessuna “ricostruzione d’epoca” senza documenti.
  • Atrio juvarriano: rimozione delle superfetazioni e delle strutture pericolanti, lasciando in vista le tracce del cantiere settecentesco.
  • Connessioni: scale, ascensori e passerelle collocati all’esterno (specie nella Manica Lunga) per preservare gli interni e offrire viste sul paesaggio.

La Manica Lunga come galleria contemporanea

All’ultimo livello nasce una sala continua di 147 metri, modulabile per mostre temporanee. Pareti bianche e copertura metallica con centine a vista dichiarano la sostituzione delle strutture collassate. Le torri scala-ascensori (vetro/c.a.) sul prospetto nord e la scala in laterizio sul lato sud sono volumi moderni, leggibili e reversibili.

La capsula vetrata: belvedere e manifesto

Il belvedere vetrato a sbalzo sul fronte principale è elemento dichiaratamente contemporaneo: dispositivo panoramico e manifesto progettuale. Trasparente e smontabile, riassume la poetica dell’intervento.

Impatto culturale e urbano

Con l’inaugurazione del 1984, Rivoli diventa il primo museo italiano dedicato all’arte contemporanea, con risonanza nazionale e internazionale. La rifunzionalizzazione genera benefici urbani e territoriali. Nel 1997 il Castello di Rivoli entra, con le Residenze sabaude, nella Lista UNESCO: riconoscimento del valore storico e della qualità del recupero.

Lezioni da Rivoli: conservazione attiva

  • Riuso come tutela: la funzione museale dà futuro al monumento.
  • Stratificazioni leggibili: ogni epoca resta riconoscibile; il nuovo non imita l’antico.
  • Tecniche contemporanee al servizio dell’autenticità.
  • Rifiuto del falso storico: niente completamenti ipotetici; integrazioni oneste e distinguibili.

Conclusioni

Il restauro del Castello di Rivoli mostra come conservazione e progetto possano potenziarsi a vicenda. La visione di Andrea Bruno va oltre il recupero edilizio: restituisce senso, uso e futuro a un’architettura altrimenti destinata al collasso. Visitando Rivoli, si percepiscono simultaneamente fortezza medievale, residenza barocca e intervento contemporaneo: l’edificio diventa la prima opera esposta, un museo nel museo. La tutela più efficace è attiva: non imbalsama la storia, la rimette in circolo.


Bibliografia essenziale


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