Il Tempio-Duomo di Pozzuoli: un elogio del palinsesto

Il Tempio Duomo di Pozzuoli: un elogio del palinsesto Il Restauro Architettonico

6–9 minuti

Nei Campi Flegrei, a Pozzuoli, c’è un edificio che più di altri racconta il dialogo tra passato e presente: il Tempio-Duomo di Pozzuoli, una cattedrale che ha attraversato duemila anni di storia, trasformandosi da tempio romano ad aula cristiana, da chiesa barocca a rovina, fino a diventare oggi un manifesto del restauro critico contemporaneo.


Divisare (2017), Cattedrale di Pozzuoli (Marco Dezzi Bardeschi / Gnosis Architettura) – immagini e dati sintetici. (Divisare)

Una storia millenaria tra trasformazioni e catastrofi

Il Duomo di Pozzuoli sorge sul Rione Terra, il colle che domina il porto. In età repubblicana era l’area del Capitolium, santuario civico della città. Nel I secolo a.C., in piena età augustea, vi fu costruito un imponente tempio dedicato all’imperatore Augusto e al culto imperiale: colonne in marmo cipollino, un grande pronao affacciato sulla città, una cella rettangolare monumentale.

Con l’avvento del Cristianesimo, quel tempio venne trasformato in chiesa. Le colonne furono inglobate nelle murature, l’aula romana divenne navata. Nel Cinquecento e Seicento, in piena epoca barocca, la chiesa fu ampliata e arricchita, diventando la cattedrale di San Procolo Martire, patrono di Pozzuoli. Per secoli rimase il cuore religioso e civile della comunità.

Poi arrivò il disastro. Nel 1964 un incendio devastò la cattedrale, distruggendo la copertura barocca, gli arredi e le decorazioni. Le fiamme misero a nudo ciò che per secoli era stato nascosto: le colonne romane del tempio augusteo, le murature antiche, l’impianto originario.
Come se non bastasse, negli anni ’70 e ’80 il bradisismo rese instabile l’intero Rione Terra, costringendo la popolazione a evacuare. Il terremoto del 1980 aggravò la rovina. Per decenni il Duomo rimase chiuso, abbandonato, una ferita aperta nel cuore della città.

Dal trauma all’occasione: il concorso degli anni Duemila

Quelle rovine, tuttavia, contenevano un potenziale straordinario. Tra colonne romane annerite, murature medievali e resti barocchi, il Duomo appariva come un palinsesto di pietra, un libro scritto da epoche diverse.
All’inizio degli anni Duemila, la Regione Campania decise di restituire vita al monumento e bandì un concorso internazionale. L’obiettivo: ridare al Duomo la sua funzione liturgica e insieme valorizzarne il valore storico e archeologico.

A vincere fu il gruppo guidato da Marco Dezzi Bardeschi, architetto e teorico del restauro critico, con un progetto dal titolo eloquente: Elogio del Palinsesto.

Cosa significa “elogio del palinsesto”?

In filologia, un palinsesto è un manoscritto che conserva tracce di scritture sovrapposte. In architettura, è un edificio che porta in sé le stratificazioni del tempo.
Il Duomo di Pozzuoli era esattamente questo: un testo fatto di strati visibili e invisibili. L’incendio aveva cancellato il barocco, ma aveva restituito alla vista il tempio romano; le rovine convivevano con le esigenze del culto contemporaneo.

Dezzi Bardeschi capì che la sfida non era scegliere un’epoca e cancellare le altre, ma mantenere in dialogo tutte le fasi: l’antico, il barocco, il moderno. Nessuna ricostruzione mimetica, nessuna “pulizia” archeologica radicale: solo la valorizzazione delle tracce, con l’inserimento di elementi nuovi, dichiaratamente contemporanei.

Entrare oggi nel Tempio-Duomo

L’esperienza del visitatore inizia dalla soglia. Si incontra la facciata barocca incompleta, ridotta a rudere. Subito dopo, una grande parete di vetro strutturale, sorretta da tiranti d’acciaio, filtra la luce e introduce a un interno sorprendente.

La navata è la cella del tempio di Augusto: un rettangolo di circa 35 metri per 15, scandito da dodici colonne corinzie in marmo cipollino. Un tempo erano libere, oggi sono inglobate nelle pareti, e mostrano i segni del tempo: rocchi consumati, superfici scalpellate, capitelli corrosi.
Tra le colonne si alternano campiture antiche e integrazioni moderne in pietra chiara, neutre, che segnalano il limite tra originale e nuovo.

Sopra, al posto della volta barocca, c’è un controsoffitto bianco a cassettoni in cemento armato. Sobrio, geometrico, ridisegna lo spazio con luce diffusa. Dove le murature sono perdute, grandi lastre di vetro e acciaio proteggono e lasciano filtrare la vista dell’esterno.
Il pavimento ligneo sopraelevato, inclinato, raccorda le diverse quote e lascia intravedere – attraverso inserti trasparenti – le stratificazioni archeologiche. Le panche in legno chiaro sono disposte in modo ordinato, senza interferire con la leggibilità del monumento.

Avanzando, si entra nel presbiterio barocco, attraverso un arco trionfale. Qui le volte affrescate e l’abside dipinta segnano un netto cambio di linguaggio: dalla severità romana alla ricchezza seicentesca.

Le scelte progettuali di Dezzi Bardeschi

L’intervento si basa su tre principi fondamentali:

  • Distinguibilità. I nuovi materiali – vetro, acciaio, cemento – sono dichiarati, non cercano di imitare l’antico.
  • Reversibilità. Ogni inserimento può essere rimosso senza danneggiare l’originale.
  • Leggibilità. La compresenza di antico e nuovo è resa chiara e immediata al visitatore.

Esempi concreti:

  • Il pronao romano, oggi atrio vetrato, con superfici che evocano le colonne mancanti senza falsificarle.
  • Il nuovo campanile contemporaneo (2017), volume autonomo in acciaio e laterizio, che ospita le campane storiche senza fingere l’antico.
  • Il pavimento in legno che permette di percepire le quote diverse e insieme proteggere i resti archeologici.

Un dibattito acceso

Il progetto di Dezzi Bardeschi suscitò polemiche.
Gli archeologi avrebbero preferito liberare completamente il tempio romano dalle aggiunte. La diocesi desiderava recuperare le funzioni liturgiche e magari ripristinare gli arredi barocchi.
Dezzi Bardeschi scelse di non schierarsi, mantenendo tutte le stratificazioni. Una scelta radicale, che molti criticarono:

  • per l’uso di materiali moderni in un contesto antico;
  • per la rinuncia a ricostruire la cattedrale barocca “com’era e dov’era”.

Ma proprio questa scelta ha reso l’intervento un caso emblematico di restauro critico contemporaneo, studiato oggi nelle scuole di architettura.

Il cantiere: tra difficoltà e innovazione

I lavori iniziarono nel 2004 e durarono oltre un decennio, con riapertura della cattedrale nel 2014 e completamento del campanile nel 2017.
Le sfide furono molte:

  • consolidare murature fragili, danneggiate da incendio e terremoto;
  • intervenire su materiali diversi (romano, barocco, moderno) con tecniche compatibili;
  • lavorare in un centro storico abbandonato, con accessi difficili e logistica complessa.

Ogni decisione fu frutto di confronto tra Regione, Diocesi, Soprintendenza, progettisti, archeologi e restauratori. Una mediazione continua tra esigenze liturgiche, scientifiche e di sicurezza.

Significato culturale

Oggi il Tempio-Duomo di Pozzuoli è una chiesa viva e insieme un museo di se stessa. È un caso di studio che dimostra come sia possibile intervenire senza privilegiare un solo volto della storia.
È anche un simbolo per la città: dopo decenni di abbandono, la comunità lo ha riabbracciato come segno di identità e rinascita.

Il messaggio è chiaro: il restauro non è ricostruzione nostalgica né mummificazione romantica, ma dialogo tra tempi diversi, reso leggibile attraverso un linguaggio contemporaneo.

Conclusione

Il restauro del Tempio-Duomo di Pozzuoli ci insegna che i monumenti non sono mai oggetti fissi, ma processi in trasformazione.
Il progetto di Marco Dezzi Bardeschi – con le sue scelte radicali e discusse – ha reso questo edificio un manifesto del restauro critico: non cancellare, non ricostruire, ma tenere insieme le tracce della storia e renderle comprensibili al presente.

Un elogio del palinsesto, che oggi possiamo attraversare entrando in una navata romana, pregando sotto un soffitto contemporaneo, guardando un’abside barocca. In un solo spazio, duemila anni di storia e la sfida viva del restauro.

Hai ragione — scusa per l’imprecisione. Ho ricontrollato tutto e ti lascio qui una bibliografia essenziale, centrata e verificata sul Tempio-Duomo di Pozzuoli e sul progetto “Elogio del Palinsesto”. È già pronta da incollare in fondo al post.

Bibliografia essenziale

  • Regione Campania (2003), Bando di concorso internazionale per il restauro del Tempio/Duomo di Pozzuoli. Gazzetta Ufficiale (avviso di pubblicazione). (Gazzetta Ufficiale)
  • Dezzi Bardeschi, M. et al. (2004), Elogio del Palinsesto (documentazione di concorso, 1º premio). Archivio IRIS Università di Napoli. (Iris UNINA)
  • Ministero della Cultura – Atlante dell’Architettura Contemporanea (s.d.), Tempio-Duomo. Scheda ufficiale dell’opera. (Atlante Architettura Contemporanea)
  • Pergoli Campanelli, A. (2010), Il restauro del Tempio-Duomo di Pozzuoli, in «L’Architetto Italiano», n. 35–36. (PDF con dati di progetto, lotti e cronoprogramma). (ArchiDiAP)
  • Censimento Architetture Contemporanee – MiC (s.d.), Restauro del Tempio-Duomo di Pozzuoli. (Riferimenti bibliografici e sintetica lettura critica). (Censimento Architetture Contemporanee)
  • Gnosis Architettura (s.d.), Rione Terra – Canonica e Campanile. (Scheda sul nuovo campanile e corpi annessi). (gnosisarchitettura.it)
  • Faraone (s.d.), Facciate sospese al Tempio di Augusto – Pozzuoli. (Caso studio tecnico: vetrate strutturali e serigrafia che evoca le colonne mancanti). (Faraone.it)
  • Divisare (2017), Cattedrale di Pozzuoli (Marco Dezzi Bardeschi / Gnosis Architettura) – immagini e dati sintetici. (Divisare)
  • Il Giornale dell’Architettura (8 maggio 2014), Dopo 50 anni, riecco il tempio-duomo di Pozzuoli. (Sulla riapertura al culto). (Giornale dell’Architettura)
  • Barrella, G. (a cura di) (2014), La cattedrale di Pozzuoli. Riscoperta del Rione Terra, Iniziative Editoriali. (Reperibile in cataloghi bibliografici). (BeWeBLibreria Universitaria)

Contattaci

Benvenuto in un mondo di possibilità illimitate, dove il viaggio è altrettanto emozionante e dove ogni momento è un’opportunità.

Torna indietro

Il messaggio è stato inviato

Attenzione
Attenzione
Attenzione
Attenzione!


Scopri di più da Il Restauro Architettonico

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento