Andrea Bruno: Architetto del Restauro e della Museografia Contemporanea

Biografia e carriera accademica

Andrea Bruno (Torino, 11 gennaio 1931 – 6 luglio 2025) è stato un architetto italiano specializzato nel restauro conservativo e nella museografia. Dopo aver conseguito la laurea in Architettura al Politecnico di Torino nel 1956, con una tesi dedicata al recupero del centro storico di Savona, intraprese la carriera presso la Soprintendenza ai Beni Architettonici del Piemonte e poi si dedicò alla progettazione e all’insegnamento. Al Politecnico di Torino fu assistente e docente di Restauro dei monumenti fino al 1990, formando generazioni di architetti, e proseguì la carriera accademica come professore di Restauro anche al Politecnico di Milano (dal 1991 al 2001) e come docente presso l’ICCROM di Roma, centro internazionale per la conservazione del patrimonio. Bruno ricoprì inoltre il ruolo di presidente del Centre d’Études Raymond Lemaire (RLICC) dell’Università Cattolica di Lovanio in Belgio, contribuendo alla formazione di esperti internazionali nel campo del restauro.

Dal 1974 Andrea Bruno fu consulente dell’UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale, incarico che lo portò a numerose missioni ufficiali in Medio Oriente, Nord Africa e Asia centrale. In particolare, dagli anni ’60 lavorò come esperto in Afghanistan (inizialmente per il Ministero degli Esteri italiano e poi per l’UNESCO) occupandosi della tutela di siti monumentali in un contesto difficile segnato da conflitti. Dal 2002 operò nella Divisione Culturale UNESCO per l’Afghanistan, affrontando con coraggio temi di conservazione in aree martoriate dalla guerra. Bruno stesso descrisse l’Afghanistan come “un immenso museo da conoscere, proteggere e ordinare”, a testimonianza della passione con cui vi trovò uno scopo professionale e umano.

Progetti principali in Italia

Il Castello di Rivoli (Torino) restaurato da Andrea Bruno, con l’aggiunta della scala moderna (visibile a destra) integrata in modo reversibile all’antica struttura.

Nel corso di oltre cinquant’anni di attività, Andrea Bruno ha dato nuovo vita a molti edifici storici, fondendo memoria e contemporaneità. A Torino, sua città natale e “laboratorio ideale”, si devono a lui alcuni recuperi emblematici:

  • Palazzo Carignano – Bruno curò il restauro e l’allestimento di Palazzo Carignano, riportando questo edificio barocco alle sue funzioni culturali. Dal Risorgimento al presente, l’edificio è oggi sede del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, grazie al progetto di Bruno che ne ha rispettato l’architettura storica adeguandola ai nuovi usi museali.
  • Castello di Rivoli – Il restauro del Castello di Rivoli (1978-1984) è considerato il capolavoro di Bruno e un modello di riconversione museale. Incaricato di recuperare questa residenza sabauda in rovina, egli mantenne vive le tracce storiche (dalle architetture di Juvarra e Randoni) senza ricostruzioni in stile o “falsi storici”, ma inserì elementi moderni e funzionali, come la celebre scala sospesa in acciaio e cristallo. L’impiego di materiali contemporanei fu pensato in chiave di reversibilità, in modo da poter distinguere e rimuovere le aggiunte senza danneggiare l’antico, mettendo in dialogo passato e presente. Al termine dei lavori, il Castello di Rivoli divenne nel 1984 il primo museo pubblico d’arte contemporanea in Italia, ponendo le basi per il rilancio culturale dell’area torinese.
  • MAO – Museo d’Arte Orientale – Negli anni 2000 Bruno ha progettato a Torino anche il MAO, ricavato nello storico Palazzo Mazzonis. Il suo intervento, ultimato nel 2008, ha adattato un palazzo settecentesco a nuova sede museale dedicata all’arte asiatica, con soluzioni espositive moderne ma rispettose dell’edificio. È considerato uno degli ultimi importanti progetti di Bruno sul patrimonio piemontese.

Interventi e consulenze internazionali

Parallelamente ai progetti in Italia, Andrea Bruno ha operato su scala internazionale come progettista e consulente UNESCO. Tra gli interventi più significativi all’estero si ricordano:

  • Les Brigittines (Bruxelles) – Trasformazione di una cappella barocca abbandonata in un Centro d’arte contemporanea del movimento e della voce. Bruno vi realizzò un audace progetto di riconversione in spazio per danza e teatro, inaugurato nel 2007, preservando il guscio storico e inserendo volumi moderni distinti. L’opera coniuga l’atmosfera originaria con nuove funzioni culturali, in linea con il suo approccio creativo al restauro.
  • Conservatoire National des Arts et Métiers (Parigi) – Negli anni ’90 Bruno ha diretto la ristrutturazione e l’allestimento del Museo del CNAM a Parigi, riaperto nel 2000. L’intervento ha valorizzato il monumentale complesso seicentesco (antica chiesa di Saint-Martin-des-Champs) come spazio museale moderno, meritandogli in Francia un riconoscimento speciale: nel 2016 il CNAM gli ha conferito la laurea honoris causa “per la sua lezione di umiltà e competenza” in ambito museografico.
  • Cattedrale di Bagrati (Kutaisi, Georgia) – Bruno fu chiamato a guidare il controverso restauro di questa cattedrale medievale, gravemente danneggiata nei secoli. Tra il 2010 e il 2012, insieme a colleghi georgiani, progettò una ricostruzione parziale con elementi moderni (coperture in vetro e acciaio) per restituire alla chiesa la funzione liturgica. Per questo progetto ricevette nel 2013 la medaglia d’oro dello Stato georgiano e il Domus International Prize per la Conservazione nel 2015, anche se l’intervento suscitò dibattito internazionale e portò alla revoca del sito dalla lista UNESCO a causa dell’alterata autenticità.
  • Patrimonio dell’Afghanistan – In qualità di esperto UNESCO, Bruno ha lasciato un’impronta indelebile in Afghanistan. È noto per il suo impegno nel sito dei Buddha di Bamiyan, le gigantesche statue rupestri distrutte dai talebani nel 2001. Bruno ha partecipato ai piani di valorizzazione delle nicchie vuote e di musealizzazione dell’area, nel tentativo di preservarne la memoria nonostante la perdita irreparabile. Inoltre, ha studiato e messo in sicurezza il Minareto di Jam (XII secolo) nella remota provincia di Ghor, gravemente minacciato da erosione e instabilità. La sua opera in questi siti simbolici – testimonianze di un patrimonio da proteggere anche in contesti di crisi – incarna la missione dell’UNESCO e l’approccio coraggioso di Bruno nel “non abbandonare” la storia.
  • Altri progetti internazionali – La carriera di Bruno annovera molti altri interventi di restauro e riuso: dal Musée de l’Eau a Pont-en-Royans (Francia) al Museo della Corsica a Corte, dal Castello di Lichtenberg in Alsazia al Museo Romain Rolland di Clamecy, fino alla riqualificazione dell’area archeologica del Circo Romano di Tarragona in Spagna. Ha inoltre progettato il Museo Archeologico di Maa-Palaeokastro a Cipro (1987) e curato l’inserimento di nuove strutture nell’antica cittadella di Fort Vauban a Nîmes. In ogni incarico all’estero, Bruno applicò gli stessi principi di dialogo tra culture e epoche, adattando i monumenti a usi attuali senza tradirne l’identità.

Filosofia progettuale: ascolto del passato e trasformazione reversibile

Andrea Bruno è stato promotore di una visione del restauro architettonico che coniuga rigore scientifico e creatività progettuale. Fin dagli esordi, ha operato in bilico tra conservazione e innovazione, cercando una coesistenza sincrona tra le memorie del passato, il presente e l’utopia del futuro. Egli si è spinto oltre l’ortodossia accademica del restauro filologico, sostenendo – con riflessioni teoriche e progetti concreti – che il patrimonio storico, lungi dall’essere intoccabile o cristallizzato in una “cieca deferenza” del passato, merita di essere riqualificato, fruito e persino modificato quando ciò ne garantisce la sopravvivenza.

Al centro del pensiero di Bruno vi è il concetto che “la trasformazione è l’unica garanzia di conservazione delle memorie attraverso l’architettura”. In altre parole, un monumento storico vive davvero solo se viene adattato ai bisogni odierni in modo appropriato: rinnovandosi, esso permane nel tempo. Ogni intervento deve essere riconoscibile e reversibile, così che le aggiunte moderne possano essere rimosse o modificate in futuro senza detrimento dell’originale. Questa filosofia del “non demolire, non ricostruire, ma ascoltare” il costruito si traduce in progetti dove i segni del passato vengono trasformati in strumenti vivi del presente. Un esempio emblematico è proprio il Castello di Rivoli, dove la scala in acciaio-vetro e gli altri inserti contemporanei dialogano con le mura secolari senza mimetizzarsi: evidenziano invece una stratificazione temporale che arricchisce l’esperienza dello spazio museale.

Bruno ha diffuso il suo approccio anche tramite pubblicazioni e mostre. Tra i suoi scritti figurano volumi come “Il castello di Rivoli: 1734-1984, storia di un recupero” (1984) e “Architetture tra conservazione e riuso” (1996), in cui documenta e teorizza i suoi interventi. Ha partecipato a esposizioni quali “Architetture nel tempo” (L’Aquila, 2003) e “Fare, disfare, rifare architettura” (Venezia, 2014), quest’ultima una retrospettiva dei suoi progetti allestita presso la Fondazione Wilmotte. In quell’occasione Bruno ribadì la sua idea guida che l’architetto operante sul costruito “vive al confine tra costruire e demolire”, dovendo scegliere responsabilmente cosa conservare, cosa trasformare e come innestare il nuovo sull’antico. Tale visione progettuale, maturata in anni di pratica e insegnamento, lo pone in dialogo con il dibattito contemporaneo sul restauro: Bruno si allinea infatti a una corrente che privilegia il riuso creativo dei beni culturali, in contrapposizione sia al restauro meramente conservativo, sia alla ricostruzione in stile. I suoi progetti dimostrano concretamente come l’innovazione rispettosa possa dare futuro al passato.

Riconoscimenti e eredità

L’autorevolezza di Andrea Bruno nel campo del restauro architettonico è attestata dai numerosi riconoscimenti ricevuti in Italia e all’estero. La Francia gli ha conferito il titolo di Cavaliere dell’Ordre National du Mérite, onorificenza che sottolinea il valore internazionale del suo operato. In Belgio è stato accolto come membro associato dell’Académie Royale des Sciences, des Lettres et des Beaux-Arts, a riprova del prestigio accademico delle sue idee. A Parigi, l’Académie d’Architecture gli ha assegnato la Médaille de la Restauration, premio riservato ai maestri del restauro a livello mondiale. Oltre a questi, vanno ricordati il già menzionato Premio Domus (Ferrara, 2015) per la Cattedrale di Bagrati e la laurea honoris causa conferitagli dal CNAM di Parigi (2016). Nel 2024, pochi mesi prima della sua scomparsa, la casa editrice Electa ha pubblicato una monografia intitolata “Andrea Bruno. Opere e progetti” (a cura di R. Dulio, G.M. Di Giuda, F. Marino), segno tangibile della volontà di tramandare alle nuove generazioni l’insieme della sua lezione professionale e teorica.

Andrea Bruno lascia un’eredità importante: non solo i molti musei e monumenti riportati a nuova vita, ma anche un approccio metodologico al restauro come atto culturale creativo. La “rigenerazione” del patrimonio, da lui promossa, ha influenzato il modo in cui architetti e istituzioni guardano al riuso dei beni storici oggi. Torino, in particolare, deve molto alla sua opera visionaria: se il capoluogo piemontese è diventato un modello di riconversione museale e valorizzazione culturale del territorio, il merito è anche e soprattutto suo. Con la scomparsa di Andrea Bruno, avvenuta il 6 luglio 2025 all’età di 94 anni, l’architettura italiana perde un maestro del restauro contemporaneo – un intellettuale del progetto che ha saputo unire il profondo rispetto per la storia con la capacità di farla dialogare con il presente. Le sue opere restano a testimoniare come il passato possa continuare a vivere, ascoltato e reinterpretato, attraverso la sensibilità moderna. La sua scomparsa mi spinge a custodire la sua lezione: quella di un restauro che non si limita a ricostruire, ma sa ascoltare e restituire senso. Un’eredità che, come tutte le grandi eredità, chiede di essere non solo conservata, ma vissuta.

Fonti: Andrea Bruno – Wikipedia; La Stampa, 7 luglio 2025; Giornale La Voce, 7 luglio 2025; Torino Cronaca, 7 luglio 2025; Electa Monografia, 2024.


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