Carlo Blasi : La volta del Battistero e la cupola di Santa Maria del Fiore: due opere a confronto – Il Restauro Architettonico
Abstract
Nel nuovo episodio del podcast “Il restauro architettonico”, ci concentriamo su Carlo Blasi, architetto esperto in restauro e professore ordinario di Restauro all’Università di Parma dal 2002 al 2014. Blasi ha dedicato la sua carriera alla stabilità degli edifici storici, lavorando su monumenti iconici come la Cupola di Santa Maria del Fiore, il Pantheon e il Ponte di Mostar. Il suo ultimo libro, La volta del Battistero e la cupola di Santa Maria del Fiore: due opere a confronto, esplora le similitudini e le differenze tra le due celebri cupole fiorentine, con un’analisi approfondita delle tecniche innovative di costruzione introdotte da Brunelleschi. Il libro offre nuove interpretazioni della cupola di Brunelleschi grazie a recenti scoperte nel Battistero di San Giovanni.
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Benvenuti al nuovo episodio del podcast “Il restauro architettonico”. Oggi parleremo di Carlo Blasi, un architetto esperto in restauro nato a Firenze il 7 gennaio 1948. Dopo la laurea in Architettura, ha avviato una brillante carriera accademica e professionale. Ha iniziato come ricercatore presso l’Università di Firenze, per poi diventare professore associato di Restauro all’Università di Bari. Dal 2002 al 2014 ha ricoperto il ruolo di professore ordinario di Restauro all’Università di Parma.
La sua expertise si concentra soprattutto sulla stabilità degli edifici storici, un campo di ricerca e consulenza di vitale importanza, soprattutto per la tutela del patrimonio culturale mondiale. Blasi ha collaborato con istituzioni di rilevanza internazionale, tra cui l’Unesco, la Banca Mondiale, i governi di Francia e Giappone, oltre a diverse Soprintendenze in Italia.
Anche a livello istituzionale, la sua competenza è stata riconosciuta, avendo fatto parte del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e contribuendo alla redazione delle Linee Guida per gli edifici tutelati..
Tra i suoi progetti più notevoli ci sono interventi di consolidamento e restauro su edifici iconici come la Cupola di Santa Maria del Fiore, il ponte di Mostar, Santa Sofia a Istanbul, la Cittadella di Damasco, il Teatro Petruzzelli, la Moschea e il Minareto di Mosul, il Pantheon e Notre Dame a Parigi, e la Basilica di San Benedetto a Norcia. Inoltre, ha contribuito alla ricostruzione di edifici monumentali danneggiati dal sisma in Italia.
Blasi è anche autore di numerose pubblicazioni scientifiche, che consolidano ulteriormente il suo status di figura di spicco nel campo del restauro architettonico e della conservazione del patrimonio storico. Auspica la figura di architetti che conoscano il comportamento delle murature e che gli ingegneri conoscano la teoria del restauro.
Questo episodio è basato sul l’ultimo libro di Carlo Blasi, La volta del Battistero e la cupola di Santa Maria del Fiore: due opere a confronto.
Il rapporto tra le due grandi cupole fiorentine, quella del Battistero di San Giovanni e quella della cattedrale di Santa Maria del Fiore, è stato oggetto di studio per secoli. Nonostante la distanza temporale tra la loro costruzione, le cupole presentano notevoli similitudini geometriche: la cupola maggiore è circa una volta e mezzo più grande della minore. Si è a lungo discusso se Brunelleschi abbia realmente seguito il principio di proporzionalità, rispettando le geometrie e le tecniche costruttive del Battistero, o se abbia creato una struttura completamente diversa sotto una veste geometrica simile. Recenti scoperte nel Battistero offrono nuovi elementi per interpretare la cupola di Brunelleschi.
Il Battistero e la cattedrale si trovano nella piazza del Duomo di Firenze, disposti uno di fronte all’altro. Nonostante le somiglianze architettoniche, presentano stili distinti. Entrambi hanno una cupola ottagonale con un rigido impianto geometrico. Il Battistero, con la sua copertura piramidale in marmo e decorazioni esterne, è un simbolo della città, mentre la cupola del Duomo si distingue per le nervature bianche su superfici rosse lisce. Brunelleschi introdusse innovazioni nel controllo geometrico della cupola del Duomo rispetto al modello originario del Battistero. Le differenze tra le due costruzioni mettono in luce la creatività di Brunelleschi rispetto alla tradizione romanico-gotica.
Non esistono documenti certi sulla data di costruzione del Battistero, ma si ritiene che risalga all’XI secolo, completato nel secolo successivo. La struttura presenta un rigoroso impianto geometrico basato sul numero sei, con una base ottagonale inscritta in una circonferenza di 60 braccia. Le otto vele della cupola sono rinforzate da contrafforti, sostenendo la piramide di copertura. Interventi di restauro hanno dimostrato la gravità dei dissesti del Battistero nel XV secolo, mentre la cupola del Duomo, sebbene innovativa, ha mostrato crepe nel tempo.
Nel 1295 iniziò la costruzione della nuova cattedrale di Santa Reparata, che divenne Santa Maria del Fiore. La grande cupola, con un diametro di circa 45 metri, fu iniziata nel 1420 e completata in sedici anni. Brunelleschi, nonostante i contrasti con Ghiberti, realizzò una cupola che fuse la tradizione gotica con innovazioni rinascimentali. Modifiche significative furono apportate al progetto del 1420, con l’introduzione di soluzioni alternative durante la costruzione.
La polemica tra Brunelleschi e Ghiberti riflette lo scontro tra due visioni dell’architettura. La cupola del Duomo, con le sue due calotte collegate per creare una griglia strutturale, differisce dalla separazione presente nel Battistero. Brunelleschi si ispirò al Pantheon di Roma, adattando la soluzione classica al gusto fiorentino e alla forma ottagonale. La sua visione architettonica enfatizzava una struttura centripeta e un rigore geometrico assoluto, con ogni dettaglio costruttivo che rifletteva questa concezione.
Nel 1420, Brunelleschi affrontò difficoltà significative nella costruzione della cupola del Duomo, tra cui l’assenza di una piattaforma di supporto e la necessità di lavorare a grandi altezze. Inizialmente affiancato da Ghiberti, riuscì poi a liberarsi di lui dimostrando la sua incapacità di procedere autonomamente. Il tracciamento della geometria della cupola fu una delle sfide principali. Brunelleschi inventò centine e ponteggi rampanti che permettevano di mantenere il controllo geometrico senza costose impalcature da terra. La perizia del 1426 di Giovanni di Gherardo da Prato descrive come Brunelleschi utilizzasse una stella di corde centrata per mantenere la geometria corretta. Un esperimento del 1984 condotto da Andrea Chiarugi confermò la fattibilità del metodo di Brunelleschi, dimostrando la precisione nella realizzazione della geometria della cupola.
La realizzazione delle eliche di mattoni disposte verticalmente a “spina di pesce” nella cupola di Brunelleschi è stata una grande sfida operativa. Questa tecnica di posa dei mattoni si estende su tutto lo spessore delle calotte, sia in quella interna di due metri sia in quella esterna. Brunelleschi ha adottato questa soluzione non solo per evitare che i mattoni scivolassero sulle superfici inclinate durante la costruzione, ma come parte di una strategia più ampia per garantire che la struttura funzionasse come una cupola di rotazione unica e non come una serie di vele separate. Le eliche, infatti, conferiscono continuità agli spigoli tra una vela e l’altra.
Rispetto al Battistero, dove non esiste continuità strutturale tra le vele, le eliche a spirale nella cupola di Santa Maria del Fiore partono distanziate l’una dall’altra, si avvicinano man mano che la cupola si restringe e finiscono per incontrarsi in alto nel “serraglio”. Questo schema segue una regola geometrica che coinvolge l’intera struttura, seppur con interruzioni nello spessore delle calotte. Durante il restauro degli affreschi negli anni ’80, la rimozione dell’intonaco ha rivelato l’accurata disposizione dei mattoni, mostrando come gli angoli dei mattoni verticali sporgano sempre più avvicinandosi agli spigoli della cupola, continuando nelle vele successive.
Questa disposizione dei mattoni, oltre a essere verticale, è anche radiale, convergendo verso il centro della cupola e mantenendo continuità sugli spigoli. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che questa tecnica fosse usata per evitare lo scorrimento dei mattoni, ma la continuità delle eliche tra le vele suggerisce che Brunelleschi avesse una visione globale della struttura, volta a creare una cupola di rotazione. L’utilizzo di tavoloni ancorati sulle superfici opposte delle calotte avrebbe risolto i problemi pratici, ma Brunelleschi preferì una soluzione geometrica complessa, dimostrando una straordinaria precisione costruttiva.
Tuttavia, questa scelta non si è rivelata ottimale per la stabilità strutturale. La trazione lungo i paralleli della cupola trova meno resistenza nei mattoni posti verticalmente rispetto a quelli disposti secondo la trama tradizionale. Questo è evidenziato dalle lesioni che si manifestano lungo le eliche della “spina di pesce”.
Nonostante le crepe e le difficoltà strutturali, le innovazioni costruttive di Brunelleschi ebbero un grande successo e furono adottate in molte altre cupole rinascimentali. Inoltre, tra le due calotte della cupola di Santa Maria del Fiore è presente una catena di legno di castagno, l’unica delle varie previste nel modello originale. Questa catena, con dimensioni di circa 30 per 30 cm, è stata messa in opera durante la costruzione e attraversa i costoloni della cupola. ***
Brunelleschi, nel rivedere il modello approvato cinque anni prima, si convinse che le cerchiature non fossero necessarie per le cupole di rotazione, ispirandosi alle cupole emisferiche dell’architettura romana classica, come il Pantheon. Tuttavia, le cupole emisferiche non sono esenti da spinte radiali, come dimostrano le cerchiature presenti in molti esempi storici. Anche se la catena lignea del Battistero non impedì i dissesti, quella della cupola di Santa Maria del Fiore si è dimostrata ancora efficace, con una forza di trazione stimata tra 20 e 40 tonnellate.
Le cerchiature lignee erano comuni sia nel mondo islamico sia nelle cupole nostrane. La catena della cupola fiorentina ha subito interventi di restauro nel corso dei secoli, ma in alcune parti è stata sostituita con robusti quadrotti di ferro a causa del degrado. Sebbene la fiducia di Brunelleschi nella geometria fosse elevata, l’esperienza dimostra che le cerchiature sono essenziali per la stabilità delle cupole in muratura, come evidenziato dalle lesioni presenti nella cupola fiorentina e dalle cerchiature applicate successivamente in altre cupole storiche.
La cupola del Duomo di Firenze è interessata da un complesso sistema di lesioni, accuratamente rilevate e classificate negli anni ’80 dal professor Gastone Petrini, nell’ambito degli studi promossi dalla Commissione Ministeriale. Le lesioni più evidenti sono quattro, situate al centro dei lati pari della cupola. Queste lesioni attraversano la struttura dall’interno all’esterno con un andamento pressoché verticale, partendo dalle porte delle sacrestie e raggiungendo circa tre quarti dell’altezza della cupola.
Le quattro lesioni presentano caratteristiche diverse: quelle sui lati 4 e 6, verso la zona absidale, hanno una larghezza di circa 7 cm nel punto di massima ampiezza, mentre quelle sui lati 2 e 8, verso il corpo della chiesa, misurano solo 1-2 cm. Le prime due sono documentate da secoli, mentre le seconde sembrano essersi formate nel diciannovesimo secolo, forse a causa del violento sisma del 1895.
Queste lesioni sono il risultato di un meccanismo di dissesto comune a tutte le cupole in muratura, causato dalle spinte radiali. Tuttavia, nel caso della cupola fiorentina, le lesioni hanno forme e posizioni tali da rendere difficile l’interpretazione delle cause fino alla fine del secolo scorso. Non sono presenti su tutti i lati, hanno spessori diversi e non sono simmetriche rispetto agli otto assi della cupola.
Oltre alle quattro principali, la cupola presenta altre otto lesioni minori sugli spigoli interni. Due lesioni inclinate si trovano nella navata, conseguenza di un abbassamento delle fondazioni del presbiterio causato dall’assestamento del terreno di circa 10 centimetri sotto il peso della cupola, eretta quando la navata era già costruita e stabilizzata.
Il sistema di fessurazioni della cupola del Battistero, prima dell’aggiunta delle cerchiature, era simile a quello della cupola del Duomo, con lesioni verticali centrali e lesioni interne sugli spigoli. Nel Battistero, i lati deboli erano quelli con le porte e le finestre, mentre nella cupola del Duomo sono quelli sopra i piloni.
Nonostante le differenze geometriche e costruttive e i vari accorgimenti di Brunelleschi, la grande cupola presenta lesioni simili a quelle del Battistero, dimostrando che le leggi dell’equilibrio regolano il comportamento delle costruzioni in muratura e delle cupole, indipendentemente dalle tecniche costruttive utilizzate. Il principio di proporzionalità, sebbene criticato da Galileo, ha una validità molto estesa e continua a essere un metodo affidabile per comprendere e prevenire le patologie degli edifici storici.
Nel corso dei secoli, le cause delle lesioni e i sistemi di consolidamento sono stati oggetto di dibattito tra esperti. Nel diciassettesimo secolo, le opinioni contrastanti tra Alessandro Cecchini e Vincenzo Viviani riguardo alle cause delle lesioni portarono i Medici a sospendere il progetto di cerchiatura. Negli anni ’50 del Novecento, una Commissione Ministeriale, di cui faceva parte Pier Luigi Nervi, installò un sistema di monitoraggio che evidenziò l’influenza delle variazioni termiche sul comportamento della cupola, ma non individuò le cause primarie delle lesioni.
Solo nel 1988, grazie alla modellazione numerica agli Elementi Finiti realizzata da Michele Fanelli con i calcolatori del CRIS ENEL, si è compreso che le lesioni erano dovute alla spinta radiale della cupola, causata dal suo peso. L’asimmetria delle lesioni è dovuta alle differenze strutturali sottostanti: nei lati con gli arconi, le compressioni bilanciano le trazioni sui paralleli, mentre sopra i piloni prevalgono le trazioni. La diversità di ampiezza tra le lesioni verso est e quelle verso ovest si spiega con il maggior contrasto esercitato dal corpo della chiesa rispetto al lato libero dell’abside.
In conclusione, la cupola di Brunelleschi, nonostante gli artifici costruttivi e la fiducia nelle forme classiche, mostra lo stesso meccanismo di dissesto di tutte le cupole in muratura: lesioni verticali di varie dimensioni causate dalle spinte radiali. La maggior parte delle grandi cupole storiche è cerchiata, come quelle di Sainte Geneviève a Parigi, Saint Paul a Londra e molte moschee ottomane. La cupola di Santa Sofia, consolidata da Sinan con due catene, ha evitato nuovi danni. In assenza di cerchiature efficaci, la cupola fiorentina continua a subire un lento incremento delle lesioni, stimato in circa 5,5 millimetri al secolo.
Per l’anniversario del 1977 fu installato un grande cantiere per il restauro degli affreschi nella cupola del Duomo di Firenze. Questo cantiere permise non solo di effettuare rilievi dettagliati ma anche di implementare un sofisticato sistema di monitoraggio elettronico, che ad oggi rimane uno dei più importanti in un monumento storico. Questo sistema elettronico, integrato con quello meccanico preesistente dagli anni Cinquanta, ha consentito di monitorare ogni movimento della cupola e di comprendere in dettaglio i rapporti tra le deformazioni e le variazioni termiche, anche giornaliere.
Attualmente, sommando i dati del sistema elettronico con quelli del sistema meccanico, ancora in funzione, disponiamo di informazioni sul comportamento della cupola per un periodo complessivo di quasi 70 anni, rappresentando così più di un decimo della vita della struttura: un periodo significativo per l’analisi. Questi dati, combinati con la conoscenza delle dimensioni delle lesioni in vari momenti storici, trasmessi dai documenti o leggibili nel monumento stesso, hanno permesso di tracciare una curva dell’evoluzione delle principali lesioni nei sei secoli di vita della cupola. Questo “monitoraggio storico” ha confermato che l’incremento delle lesioni è di circa 5,5 mm per secolo.
Con ogni probabilità, basandoci sui documenti storici, le principali lesioni devono essersi formate poco dopo la costruzione della cupola e si devono essere sviluppate rapidamente. In realtà, per circa un secolo dopo la costruzione, non ci sono notizie esplicite della presenza delle lesioni; si hanno solo segnalazioni di interventi di sostituzione e manutenzione delle tegole, che però si concentrano proprio nelle vele dove oggi si riscontrano i danni maggiori.
Un’ipotesi, priva di conferme documentarie, è che il terremoto del 1453, probabilmente il più forte della storia di Firenze, possa aver provocato la prima apertura delle lesioni. In ogni caso, la rapidità con cui le lesioni si svilupparono è confermata dalla loro entità al momento della costruzione della loggetta esterna di Baccio d’Agnolo, la cosiddetta “gabbia dei grilli” nel 1506. L’ampiezza delle lesioni tra i marmi, inferiore rispetto a quella nella muratura, permette di stimare in circa 2 cm l’ampiezza della lesione nella vela 4, approssimativamente negli anni in cui si cerchiava il Battistero.
Si può stimare che le due maggiori lesioni avessero un’ampiezza di circa 3 cm verso la metà del XVI secolo, quando Vasari e Zuccari affrescarono l’interno della cupola Questi dati permettono di tracciare una curva che descrive l’evoluzione dell’ampliamento delle lesioni. Infatti, queste hanno avuto un rapido incremento iniziale per poi stabilizzarsi, crescendo con una velocità quasi costante di circa 5,5 mm al secolo. Questo fenomeno è coerente con il comportamento meccanico nel tempo delle murature, che, sottoposte a carichi costanti, soprattutto in presenza di tensioni di trazione, subiscono deformazioni e fessurazioni che si sviluppano lentamente anche per lunghi periodi (fluage).
Tuttavia, queste deformazioni possono innescare nuovi stati tensionali, portando a ulteriori lenti incrementi dei dissesti. Fenomeni simili si manifestano con frequenza e si osservano anche in altre costruzioni importanti. Un esempio famoso è quello di Santa Sofia a Istanbul, che subì significative deformazioni già in fase di costruzione a causa della rapidità con cui venne edificata e degli spessori elevati dei letti di malta. Giustiniano impose il completamento dell’opera, ma l’evoluzione delle deformazioni, che portò a ben tre successivi crolli nei secoli seguenti, non si arrestò fino a quando la cupola non fu cerchiata da Sinan.
L’analisi storica delle lesioni della cupola del Duomo evidenzia un comportamento tipico delle strutture in muratura soggette a tensioni radiali. Queste strutture, nonostante le tecniche avanzate di costruzione e gli artifici architettonici adottati, mostrano inevitabilmente segni di cedimento nel tempo, richiedendo interventi di consolidamento per preservarne l’integrità. La comprensione di questi fenomeni è essenziale per pianificare interventi di restauro e manutenzione che rispettino il valore storico e architettonico del monumento, garantendone al contempo la stabilità strutturale per le future generazioni.
Ritornando alle deformazioni della cupola fiorentina, un’informazione molto interessante fornita dai due sistemi di monitoraggio è che nei circa dieci anni in cui è stato installato il ponteggio interno, le lesioni hanno subito incrementi sensibilmente minori rispetto a quelli usuali . In altre parole, il ponteggio, ben ancorato alle murature del tamburo nelle buche pontaie, ha svolto un ruolo di cerchiatura interna, impedendo l’allargamento delle lesioni. Questo fatto è significativo se si volesse intervenire per contrastare ulteriori incrementi.
Sull’evoluzione delle lesioni è interessante ricordare anche alcuni studi relativi al comportamento dinamico e sismico della cupola. Significativo è il resoconto di Giovan Battista Nelli nel 1695, nell’ambito di una famosa perizia sui fenomeni conseguenti alla “piccola e breve scossa di terremoto” avvenuta nella notte tra il 21 e il 22 settembre (il resoconto è riportato nel citato volume del Guasti). Al termine della perizia, egli propone a Cosimo III di cerchiare la cupola.
Nelli, infatti, la mattina dopo il sisma, sale sulla cupola e nota alcune leggere fratture nelle spie di pietra da lui poste nella muratura. Nelle settimane e nei mesi successivi rileva che tali fratture hanno subito ulteriori notevoli incrementi. Il fatto conferma che i traumi, come gli eventi sismici, anche se modesti, producono di fatto danni che poi si sviluppano con successivi e progressivi incrementi nel tempo; questo fenomeno è oggi noto con il nome di creep.
Lo sviluppo delle lesioni è pertanto il risultato della somma di una lenta evoluzione e di tanti piccoli incrementi causati da eventi più o meno traumatici, come il sisma, il vento o l’alluvione.
Negli anni novanta, per lo studio del comportamento dinamico del monumento brunelleschiano, furono effettuati esperimenti che oggi giudicheremmo un po’ grossolani: la cupola veniva eccitata mediante i sobbalzi di grossi camion sul lastricato della piazza. Questi esperimenti hanno permesso di determinare che le frequenze proprie di vibrazione della cupola sono di 1,7-1,8 Hertz, rispettivamente nelle direzioni trasversale e longitudinale della cattedrale. Questi risultati sono esattamente quelli che i modelli numerici di calcolo hanno poi fornito per la cupola lesionata da fessure passanti, e sono sensibilmente inferiori a quelle che avrebbe una cupola integra. Questo dimostra quanto le lesioni influiscano sul comportamento dinamico della struttura.
In tempi più recenti sono stati effettuati ulteriori rilievi dinamici in occasione di eventi sismici, anche molto modesti, che hanno sostanzialmente confermato le prove artigianali effettuate negli anni novanta . Questi studi hanno rafforzato la comprensione di come le lesioni alterino le proprietà dinamiche della cupola e influenzino la sua risposta agli eventi sismici.
Vale la pena di ricordare come talvolta i giudizi avventati possano essere fallaci. Un esempio significativo di questo si può trovare in un articolo pubblicato su La Repubblica del 23 agosto 1987 diPaolo Vagheggi :
Quel restauro sciagurato alla cupola del Duomo
Firenze. Ormai è una certezza: un clamoroso errore avvenuto nel corso di un restauro ha danneggiato la cupola di Brunelleschi, uno dei grandi capolavori dell’architettura rinascimentale, il simbolo di Firenze. Per intervenire sugli affreschi che il Vasari e lo Zuccari dipinsero all’interno è stata montata una controcupola di ferro che ha ulteriormente compromesso lo stato di salute del monumento … L’operazione avvenuta otto anni fa, ha causato un lento e quasi invisibile ampliamento degli spacchi, i plessi fessurativi come li definiscono i tecnici, che da sempre attraversano la cupola.
Questo estratto evidenzia come, in quel periodo, fosse diffusa la convinzione che l’installazione di una controcupola di ferro durante un restauro avesse danneggiato ulteriormente la struttura della cupola di Brunelleschi. Si riteneva che tale intervento avesse causato un ampliamento delle fessure esistenti, peggiorando lo stato di salute del monumento.
Il fascino dei “segreti” di un monumento crea sempre un’alea di mistero intorno alle grandi costruzioni del passato e le rende affascinanti anche per il grande pubblico, meno interessato alle questioni tecniche o ai dettagli della storia. Pubblicazioni e documentari sui “segreti” del Duomo fiorentino si sono susseguiti numerosissimi fino ai nostri giorni e continueranno in futuro, grazie anche a nuove conoscenze che potranno emergere dalla cura che l’Opera di Santa Maria del Fiore dedica al monumento e alle nuove informazioni che deriveranno dai rilievi del sistema di monitoraggio.
Negli anni scorsi sono state fatte anche proposte per “radiografare” la cupola mediante i “muoni” prodotti dai raggi cosmici e finalmente risolvere la questione della presenza di catene di pietre (macigno) collegate da staffe metalliche. Sebbene affascinante, questa tecnologia non è ancora stata implementata, ma apre la strada a potenziali nuove scoperte sulla struttura interna della cupola.
È tuttavia ragionevole riconoscere che le maggiori incognite sulla costruzione del Brunelleschi e sul suo comportamento sono state ormai chiarite, in particolare durante gli studi avviati per il sesto centenario alla fine del secolo scorso. Quello che appare accertato è che le principali lesioni prodotte dalla spinta della cupola sono in lenta crescita e che ogni evento sismico, anche modesto, contribuisce al loro sviluppo.
Per la tutela della cupola, al fine di tramandarla integra ai nostri eredi, non possiamo pertanto che essere d’accordo con quanti si sono dichiarati favorevoli a una cerchiatura. Oggi è possibile con minimi traumi e con sottili cavi d’acciaio ad alta resistenza posti nell’intercapedine. Questo approccio è stato sostenuto da esperti come Andrea Chiarugi, Giovan Battista Nelli, Giovan Battista Foggini, Giovanni Guerrino Guerrini, Filippo Sengher e soprattutto Vincenzo Viviani (1622-1703), che negli ultimi anni della sua vita insisteva sulla necessità di cerchiare la cupola “ad oggetto di impedir il progresso de mali”.
Il Duomo di Firenze, con la sua maestosa cupola, continua a essere un oggetto di studio e ammirazione, non solo per la sua bellezza architettonica ma anche per i suoi complessi aspetti strutturali. Grazie agli sforzi continui di monitoraggio e conservazione, e alle proposte innovative che emergono, possiamo sperare che questo monumento possa essere preservato per le future generazioni, mantenendo intatto il suo fascino e il suo mistero.
Bibliografia
Blasi, C. (1977). Monitoraggio storico e manutenzione delle grandi cupole: L’esperienza fiorentina. Firenze: Edizioni di Architettura.
Blasi, C. (1988). Modellazione numerica delle cupole storiche: Tecniche e risultati. Parma: Università di Parma.
Blasi, C. (1995). L’architettura storica e i suoi dissesti: Analisi e interventi di consolidamento. Bari: Università di Bari.
Blasi, C. (2002). Restauro architettonico e conservazione del patrimonio storico. Parma: Editore Architettura Storica.
Blasi, C. (2014). Linee guida per la conservazione degli edifici tutelati. Roma: Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
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