Gino Chierici : L’ascolto del grande muto

Gino Chierici l'ascolto del grande muto Il Restauro Architettonico

Un saluto a tutti gli lettori del podcast il restauro architettonico. Sono Vincenzo Biancamano e oggi esploreremo il mondo affascinante del restauro attraverso la lente di uno dei grandi restauratori del passato: Gino Chierici, approfondiamo la sua biografia.

Gli Anni Formativi a Pisa e Bologna (1887-1910)

Gino Chierici nasce a Pisa nel 1887 e successivamente compie gli studi a Bologna, ottenendo il diploma di perito agrimensore ea partire dal 1º ottobre 1902 fu assunto come ragioniere geometra presso la direzione del Genio militare di Bologna e ottenne la licenza di professore di disegno architettonico al Regio Istituto di Belle Arti di Bologna.. La sua formazione lo prepara a una carriera che si svilupperà in modo straordinario.

Architetto e Impegno a Pisa (1910-1919)

Nel 1910, Chierici diventa architetto presso la sovrintendenza di Pisa, distinguendosi per il contributo alla commissione per la torre di Pisa. Durante la Prima Guerra Mondiale, lavora a Pavia presso gli uffici del Genio Civile, sviluppando notevoli capacità tecniche per la sua futura attività di restauratore.

Sovrintendenza a Siena e il Ruolo Accademico (1919-1924)

Dopo la guerra, nel 1919, assume la posizione di soprintendente a Siena, rimanendovi fino al 1924. Si occupa del restauro di San Galgano e di case medievali a San Gimignano. Nel 1924, destinato alla Soprintendenza alle Arti Medievali Moderne di Napoli, inizia un capitolo significativo nella sua carriera.

Napoli e l’Accademia (1924-1935)

A Napoli, oltre al ruolo di attivo soprintendente, diventa un influente accademico, insegnando il restauro dei monumenti presso la sezione architettura dell’Accademia e poi nella neonata Scuola Superiore di Architettura.  Nel 1925 Pubblica l’opuscolo Per la tutela delle bellezze naturali in Campania, promuovendo l’applicazione della legge del 1922 a salvaguardia delle strade panoramiche di Napoli e dei laghi dei Campi Flegrei contro le mire della speculazione. Avvia i restauri della chiesa di Santa Maria Incoronata a Napoli. . 1928 Iniziano i lavori a Donnaregina, che si concluderanno nel 1934.

Milano e la Direzione della Sovrintendenza (1935-1961)

Nel dicembre del 1935, assume la direzione della sovrintendenza di Milano, realizzando importanti restauri, inclusi quelli della Basilica di San Lorenzo, di San Satiro e di Santa Maria delle Grazie. Diviene professore di storia dell’architettura al Politecnico di Milano.

Contributi Post-Guerra e Ultimi Anni (1945-1961)

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Chierici predispone un piano per la difesa antiaerea dei monumenti lombardi. Al termine della guerra, chiede il collocamento a riposo, dedicandosi alla ricerca. La sua fase finale è caratterizzata da approfondimenti istolografici su temi già affrontati, inclusi studi sulla Necropoli di Cimitele, fino alla sua morte nel 1961 a Pavia.

Adesso approfondiamo il pensiero di Gino Chierici. Iniziamo riflettendo sulla citazione, d’introduzione al libro che nel 1934 egli dedica al suo intervento nella chiesa di Donnaregina a Napoli

 Noi abbiamo inteso compiere opera onesta e sincera di rivalutazione storica e artistica, lontana così dalla fredda concezione dei conservatori ad oltranza, i quali non ammettono neppure il ripristino di qualche tratto di cornice distrutto o di un paramento corroso, come dai pericolosi tentativi degli estetizzanti, che attraverso deduzioni ed analogie vorrebbero veder compiuti i monumenti in ogni loro parte.

 Per comprendere appieno l’approccio di Chierici, è fondamentale situarlo nel suo contesto storico. Svolse un ruolo chiave come soprintendente a Napoli negli anni ’20 e ’30, un periodo fecondo per la storia della tutela, segnato da una transizione dalle teorie di ricostruzione stilistica francesi verso la necessità di oggettività negli interventi di restauro.

I Principi Guida di Chierici nell’Opera di Restauro

Chierici, uomo di grande rettitudine, incorporava l’onestà intellettuale nel suo approccio al restauro. Oltre alle tesi giovannoniane, Chierici riconosceva la natura aperta della ricerca storica, consapevole delle sfide nel passaggio dalle teorizzazioni alle pratiche di cantiere. Il suo “colloquio” con le opere sottolineava l’importanza di superare le aporie, un approccio che si rifletteva in un restauro ispirato alla storia e aperto alle nuove possibilità di conoscenza.

Il Processo di Restauro secondo Chierici

Il restauro, secondo Chierici, doveva essere guidato dal monumento stesso. Ogni colpo di piccone poteva sollevare nuove sfide e richiedere orientamenti inaspettati. La sua diffidenza per i progetti grafici rifletteva la sua visione di un restauro come “progettazione aperta”, dove ogni scoperta durante l’opera poteva generare un cambiamento di rotta. Analizziamo il suo approccio durante interventi specifici, come quello nella chiesa di Donnaregina a Napoli, dove il restauro si trasformava in uno strumento per la storia.

Stavo lavorando attorno al solito argomento, non ne potevo più di segnare quote e dimostrare che cosa esprimevano. Mi pareva di perdere il filo del discorso e la testa mi si confondeva ma poi piano piano la testa, piano piano il Grande Muto si è commosso ed ha cominciato a confidarsi e ancora fra le principali fasi del restauro la più delicata è quella che riguarda l’inizio dei lavori con cui comincia quel dialogo fra noi e l’opera d’arte che ci consiglia le direttive da seguire, ci aiuta a risolvere i più intricati problemi, ci svela tanti piccoli segreti tenuti in serbo per noi.

L’ evoluzione della Tutela del Patrimonio

Oltre al suo lavoro pratico, Chierici contribuì allo sviluppo delle teorie di tutela. Il suo impegno nel pubblicare rilievi, progetti e documentazione relativa agli interventi dimostra un desiderio di trasparenza e condivisione. Analizziamo il suo ruolo nella delegazione italiana alla conferenza internazionale di Atene del 1931, dove si definirono aspetti fondamentali della tutela internazionale.

LETTURE CONSIGLIATE

L’abbazia di San Galgano, editore Fratelli Alinari

Il restauro nell’opera di Gino Chierici (1877-1961) di Letizia Galli

Gino Chierici. Tra teoria e prassi del restauro  (2011) di Raffaele Amore 

G. Chierici, Per la tutela delle bellezze naturali della Campania, 1925

Bollettino d’arte il restauro della chiesa dell’incoronata a Napoli 1925

La cultura del restauro di Stella Casiello

G. Tinacci (a cura di), Scritti di Gino Chierici, in Emanuela Carpani (a cura di), Gino Chiericitra Medioevo e Liberty. Progetti, studi e restauri nei disegni della donazione Chierici, Siena,

Chierici Gino, su SIUSA Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche.

Conclusioni e Eredità di Chierici

In conclusione, Gino Chierici ha lasciato un’impronta indelebile nel campo del restauro architettonico. La sua dedizione all’onestà intellettuale, la ricerca approfondita e l’approccio al restauro come dialogo con l’opera d’arte continuano a ispirare i restauratori moderni. Sono sicuro che questo viaggio nel passato abbia arricchito la vostra comprensione del restauro architettonico. Nei prossimi episodi approfondiremo alcuni dei suoi interventi di maggior prestigio. Grazie per essere stati con noi oggi.

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