Sul luogo dell’assenza : Il Duomo di Venzone

Sul luogo dell'assenza: Il Duomo di Venzone Il Restauro Architettonico

La distruzione e la ricostruzione di monumenti storici hanno sempre alimentato un dibattito tra coloro che mirano a preservare l’aspetto originale e coloro che propongono nuove direzioni. Da eventi come il crollo del campanile di San Marco nel 1902 a quelli causati dalla guerra, dal terremoto o dall’azione umana, si è aperto un dilemma continuo: ricreare “com’era, dov’era” o adottare soluzioni alternative.

L’evoluzione del restauro nel corso dei decenni ha mostrato diverse risposte: alcune strutture sono state ricostruite parzialmente, altre lasciate come simboli di tragedie passate. La Carta di Venezia del 1964 ha proposto un approccio cauto legando la legittimità della ricostruzione a criteri di conservazione fisica e documentazione obiettiva.

Tuttavia, nonostante queste linee guida, ad ogni tragedia che colpisce un monumento si suscita un nuovo dibattito tra chi invoca il ripristino delle forme perdute per preservare l’identità del luogo e chi si oppone in nome della coerenza architettonica contemporanea o dell’etica.

In alcuni casi, ragioni di ordine simbolico hanno guidato le decisioni: la risposta al terrorismo in Italia ha portato alla ricostruzione di edifici colpiti. Allo stesso modo, la scelta internazionale di ricostruire il ponte di Mostar ha significato un rifiuto della divisione etnica causata dalla guerra.

La differenza di trattamento nella ricostruzione dei monumenti colpiti da calamità naturali rispetto a quelli danneggiati da azioni umane solleva dubbi sulla coerenza delle decisioni. Alcuni edifici, come la torre di Pavia, non sono stati ricostruiti nonostante il danno strutturale, mentre altri avrebbero forse richiesto una diversa valutazione se la causa del crollo fosse stata diversa.

Si potrebbero elencare numerosi casi di distruzione e ricostruzione, dalle ricostruzioni post-incendio in Inghilterra a eventi più recenti come la distruzione del Budda di Bamiyan o della Cupola d’Oro in Iraq. Ogni tragedia impone il confronto tra le diverse visioni del restauro.

Un caso emblematico è quello di Venzone, colpita da un terremoto nel 1976. Dopo la tragedia, si è avviata una discussione sulla ricostruzione. Si è documentato accuratamente il patrimonio architettonico, mantenendo vivo il ricordo della struttura distrutta. Un comitato internazionale ha avviato una riflessione ponderata sulle modalità di recupero e conservazione, creando un “Progetto culturale” che ha funto da guida per la ricostruzione, durata otto anni.

Questo progetto ha sottolineato l’importanza di preservare le tracce storiche e identitarie presenti nei resti del Duomo di Venzone, evitando una mera riproduzione formale dell’edificio originale ma piuttosto cercando di valorizzare le diverse forme di esistenza e permanenza presenti sul sito. La documentazione storica, fotografica e fotogrammetrica ha svolto un ruolo fondamentale nella ricostruzione, offrendo una testimonianza precisa del Duomo prima del crollo e guidando i lavori di recupero nel corso degli anni. La riflessione teorica e pratica su come procedere ha fatto sì che il restauro non fosse solo una ricostruzione fisica, ma un processo di conservazione e valorizzazione della storia e dell’identità della struttura.

La ricostruzione e il restauro dei monumenti storici rimangono un tema complesso, coinvolgendo aspetti di identità culturale, simbolismo e etica. Ogni evento traumatico che colpisce un monumento pone in discussione le scelte che la società fa riguardo alla sua conservazione o alla sua ricostruzione, richiedendo un equilibrio tra preservazione dell’identità storica e rispetto per la contemporaneità e l’etica del restauro.

Bibliografia

Nel restauro. Progetti per le architetture del passato  – 5 novembre 2008

di Francesco Doglioni (Autore)


Scopri di più da Il Restauro Architettonico

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento